Un dialogo giusto
17 Agosto 2007 di arouetvoltaire
Rossana Rossanda
Le dichiarazioni fatte da Prodi al meeting dell’opera per la Gioventù Giorgio La Pira - Hamas esiste e bisogna aprire un dialogo con essa - sono prova di saggezza e bisogna augurarsi che preludano a un’iniziativa della nostra politica estera che, assieme a quella che pare disegnarsi in Gran Bretagna dopo il rapporto della Commissione esteri di quel parlamento, potrebbe finalmente far uscire l’Europa dall’immobilismo sulla questione palestinese.
Sono dichiarazioni di buon senso; se mai arrivano tardi, meglio sarebbe stato averle dette fin da quando Hamas ha vinto in libere elezioni, ma meglio tardi che mai. Esse rompono con il tentativo di utilizzare il governo di Abu Mazen in chiave anti Hamas, tentativo messo in atto fino a ieri, e che non poteva se non acutizzare lo scontro invece che giovare alla causa della pace. Piaccia o non piaccia l’ideologia di Hamas, ad essa era andato il voto della maggioranza dei palestinesi. Giustificata o no che sia l’appropriazione da parte di Hamas della Striscia di Gaza, è anche con Hamas che bisogna discuterne. Per tremendo che sia stato lo scontro fra Hamas e Al Fatah, è difficile imputarne a uno dei due la maggiore responsabilità, si può impedire altro sangue soltanto mediando fra le parti, e non si media se si prende come referente una sola di esse. Già D’Alema, nella sua qualità di ministro degli esteri, ne aveva parlato, ma le parole del Presidente del consiglio hanno dato a questa posizione una decisiva autorevolezza. Gli attacchi che gli stanno venendo dall’opposizione erano da attendersi. Non andranno diminuendo, a meno che non ci sia una repentina svolta del Dipartimento di stato. Sorprendente, e speriamo fortuito, il silenzio del futuro Partito democratico. Già sospettare nel ricoscimento che con Hamas bisogna dialogare un appoggio a chi predica la distruzione dello stato di Israele è sciocco. Primo, perché in nessun modo si può pensare che l’Italia e il suo governo siano inclini a questa stoltezza. Secondo, perché discutere con chi si ha di fronte non significa condividerne tutte le posizioni, che peraltro - come ha osservato Romano Prodi - sono in evoluzione, Hamas essendo un movimento di resistenza esclusivamente palestinese e nulla avendo in comune con i terroristi islamici, anche se Bush l’ha messa nella sua lista nera. Il presidente americano di cantonate ne ha prese fin troppe, ed è l’ora che l’Europa parli un linguaggio diverso. Noi crediamo che sia un errore da parte della comunità ebraica italiana avversare la scelta del Presidente del Consiglio. È fin superfluo dire che Israele non corre nessun vero pericolo se non da se stessa, non ci sorprende che qualche esponente di una sua parte che da un pezzo giudichiamo alquanto sciagurata stia infilando la strada della polemica, e ci auguriamo una maggiore prudenza nelle posizioni del nostro vecchio amico Amos Luzzatto.
Del resto lo stesso governo israeliano per ora non si è esposto, nella misura che gli era abituale in altre circostanze. Nella caldaia del Medio Oriente è urgente operare per un raffreddamento e passare dall’esorcismo reciproco al dialogo. Gioverà anche al governo di Abu Mazen avere nell’Italia, e forse in Tony Blair come incaricato della Ue, dei mediatori che parlano con tutti. In un’estate nella quale nulla della poltica interna del governo ci ha convinto, specialmente sulle questioni del lavoro e sul tema della laicità dello stato, dove stiamo mostrando di essere uno dei paesi occidentali più arretrati, è con sollievo che gli diamo atto invece d’un abbozzo positivo di politica estera. Importa che vada avanti ed esca dalle contrapposizioni che finora hanno portato solo benzina sul fuoco del Medioriente. Di queste, il conflitto Israele-Palestina, e in esso la frattura avvenuta fra i palestinesi, è sicuramente la più grave, l’origine d’un incendio senza spegnere il quale nulla di positivo avverrà e nessun passo verso la pace sarà fatto.
da il Manifesto del 14 agosto 2007

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