In un’intervista data a Piergiogio Odifreddi dal titolo “se si potesse globalizzare il pane, starei dalla parte dei globalizzatori”, (in J.Saramago, Questo mondo non vabene, che ne venga un altro. Datanews , Roma 2005, traduzione di Manuela Palermi pag. 121-131) il premio nobel –letteratura 1988- portoghese parla del suo comunismo come una “secrezione di una ghiandola” che nel suo cervello irrora la ragioni del suo essere comunista. Analogamente in una intervista data a Leonetta Bentivoglio in occasione della presentazione del suo libro “le piccole memorie”.
Leonetta Bentivoglio: Lei si è definito ormonalmente comunista. Come vede l’avanzata della destra in Europa?
José Saramago: La destra non ha mai smesso di essere destra, ma la sinistra ha smesso di essere sinistra. La spiegazione può sembrare semplicistica, ma è l’unica che contempla tutti gli aspetti della questione.Per essere partecipanti più o meno tollerati nei giochi di potere, i partiti di sinistra sono corsi tutti verso il centro, dove, infallibilmente, si sono incontrati con una destra politica ed economica già installata che non aveva bisogno di camuffarsi da centro…Si è entrati allora nella fase carnevalesca di denominazioni caricaturali come quelle di centro-sinistra o centro-destra. Così sta il Portogallo, l’Italia, l’Europa. Prima ci divertivamo chiamando stupida la destra. Oggi non vedo niente di più stupido della sinistra. Quanto al mio comunismo ormonale, sono comunista perché non potrei avere una mentalità capitalista.
“Le piccole memorie”
Contenuto:
“Le piccole memorie” (che originariamente si sarebbe dovuto intitolare “Il libro delle tentazioni”) è un libro di ricordi d’infanzia che abbraccia il periodo fra i quattro e i quindici anni di vita dello scrittore: “non è letteratura su ciò che ho vissuto, bensí quello che ho vissuto. Se avessi dato forma letteraria alla mia vita, sarebbero venute fuori 500 pagine”, precisa Saramago in una intervista. Dalla nascita, nel 1922, nel paese di Azinhaga, nel Ribatejo, agli studi nella scuola industriale di Lisbona. Ricorda il convivio con il nonno contadino, un uomo saggio e analfabeta, con il quale imparò a badare ai maiali e ad osservare la Via Lattea. Parla del trasferimento a Lisbona, dove il padre va a lavorare come agente di pubblica sicurezza, e dove la famiglia andrà ad abitare in piccole stanzette di quartieri popolari, sempre all’ultimo piano, dagli affitti piú a buon mercato. A Lisbona, il bambino timido si trasforma in un adolescente contemplativo, che non perde nessun film del cinema “Piolho”, nel quartiere della Mouraria. E’ un bravo alunno, ma ben presto interrompe gli studi causa le difficoltà finanziarie della famiglia. Saramago è rimasto molto legato al bambino che era, ed egli stesso si sorprende della quantità di ricordi che serba dell’infanzia e dell’adolescenza: il giorno, per esempio, in cui venne assalito dal cane di un vicino; le donne che ricorrevano alla fattucchiera quando le cose andavano male; la madre che alla fine di ogni inverno andava ad impegnare le coperte per qualche spicciolo; o il giorno in cui gettò nella spazzatura la carta geografica sulla quale seguiva la guerra civile della Spagna, deluso dai giornali portoghesi che annunciavano solo le vittorie del generale Franco. Altri ricordi rivelano la fonte di ispirazione di futuri romanzi, come la gita che fece a Mafra, che avrebbe dato lo spunto, mezzo secolo dopo, a “Memoriale del convento”; o le ricerche all’anagrafe, in cerca di notizie sulla morte del fratello Francisco, che avrebbero fornito materiale per “Tutti i nomi”. (Einaudi TO 2007 pp 120 € 14.00)
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