“ Ποσειδώνιoς δέ φησιν…”

Vincenzo A. Romano
«Lo storico Poseidonio teorizza , nell’ XI libro delle Storie “molti uomini, non essendo in grado di governarsi da soli, per debolezza mentale, si sono consegnati come servi ad uomini intellettualmente superiori affinché, ottenendo che i padroni provvedessero alle loro necessità, essi, i servi, potessero contraccambiare, svolgenso per i padroni le mansioni che fossero in grado di eseguire”». (Ateneo,Servi e schiavi,(I dotti a banchetto o Deipnosophostai) Sellerio -PA-1990, con un commento di Luciano Canfora).
Rispetto a Teopompo, Posidonio indaga sull’origine degli schiavi e dei servi –soprattutto in riferimento agli iloti spartani, rivalutando l’istituto dell’iloitoismo come «asservimento volontario». Ho ripensato a Poseidonio sia in relazione allo stato di servitù politico ideologica dell’Italia attuale, sia e soprattutto rileggendo una pubblicazione di Oliviero Diliberto -fatta da lui a Cagliari, dove ha insegnato a lungo Diritto romano- dal titolo Ricerche sull’«Auctoramentum» e sulla condizione degli «Auctorati» citato in Ricci
Il libro pubblicato nella collana Univ.Cagliari-Fac.giuridica, nell’anno 1981, è ora fuori commercio, ma si relaziona agli studi citati in quanto l’ Auctoramentum, in Roma, era un atto volontario : Con l’atto dell’auctoramentum il gladitore (di questo si tratta nello specifico) si subordinava al lanista dandosi in suo potere e ricavando guadagno dall’attività svolta*. Sebbene non producesse effetti privatistici, esso era un atto sacrale, abbisognava del beneplacito di colui che avrebbe goduto dei favori.
* In effetti il Diliberto -nella sua ricerca- non si limita all’istituto come sottoposizione a fini ludico-gladiatori, ma ad aliae causae auctoramenti, concludendo che oltre ad una sorta di sacramentum militiae l’istituto potesse avere altre forme di sottoposizione a servizi, ma certamente la maggiore pubblicità fu data da Gaio (3,199) e che le uerba auctoramenti fossero una derivazione (rito, formula) di quelle per la sottoposizione al lanista: «iuro me uri uinciri uerberaris virgis ferroque necari et quicquid aliud iusseris uel inuitum me pati passurum»
Oggi ci si dà anche senza quel consenso

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