
di Vincenzo A. Romano
Dopo gli incontri fra le federazioni a Cagliari (insieme per una manifestazione nei giorni cinquee e 6 ottobre alla quale parteciperà il direttore di Liberazione ) si sono riuniti i gruppi dirigenti regionali del PRC-SE e del Partito di Diliberto che «hanno avviato un primo positivo confronto su alcuni punti fondamentali dell’attuale fase politica,che ne caratterizzeranno l’iniziativa nei prossimi mesi, in vista della costituzione di un nuovo soggetto politico, unitario e plurale, delle Sinistre sarde» come ci spiega il comunicato emesso dopo la riunione molto partecipata dai giornalisti della stampa e della televisione accorsi, curiosi, ad assistere alle “prove tecniche di unità a sinistra”. L’incontro di ieri è la parte emergente, pubblica, di un lavoro di riunificazione , a Sinistra, delle forze (naturalmente anche Sinistra Democratica e Verdi) che soffrono le lotte intestine all’Unione (insieme per la Sardegna) scatenatesi con la corsa alla direzione del PD e del passaggio in secondo ordine di molti problemi che invece rimangono irrisolti nel campo del lavoro: industria, agricoltura, in genere tutti i comparti produttivi che al contrario sono necessarissimi per dare ossigeno all’economia ed ai lavoratori sardi sempre sotto il taglione di industrie sull’orlo del fallimento o della dismissione.
L’incontro di ieri si è occupato di due punti fondamentali: il si deciso al referendum sulla legge Statutaria e la partecipazione massiccia dell’Isola (un traghetto porterà a Roma oltre duemila compagni).Alternativamente i due segretari politici regionali Claudio Giorgi e Michele Piras ed i consiglieri regionali Uras e Serra hanno illustratole ragioni del si e la partecipazione alla marcia per stimolare il Governo a resistere alle pressioni centriste e confindustriali per l’accaparramento del poco da distribuire ai lavoratori dal momento che, con il cuneo fiscale, i vantaggi sono andato principalmente all’imprenditoria. Il si, ampiamente motivato, riguarda una legge uscita dalle aule profondamente modificata proprio per le lotte, gli emendamenti e le proposte di Pdci e Rifondazione.
Sicuramente non è l’obiettivo che ci si era dati, ma l’equilibrio delle forze ed i necessari compromessi della discussione politica segnano un punto che i due partiti difendono per vari ordini di motivi. Intanto rompe antichi equilibri, stabilisce regole che prima erano ad libitum delle maggioranze di turno, comincia ad entrare nel nocciolo della quaestio che porterà allo Statuto autonomistico. La posizione dei sostenitori del no parte dalla posizione preconcetta che sia la legge del Presidente (è Soru che dà fastidio) o meglio del re di Sardegna come si ebbe a
dire in un pirotecnico articolo su “il Sardegna” in cui si sottolineava il «filo rosso» che itercorreva fra Soru e Carlo Alberto e gli articoli 19 della legge Statutaria ed il 65 dello statuto ai “regnicoli”. La legge statutaria (allora artico 19 e d ora 18.b) non attribuisce la nomina degli assessori per fatto divino, piuttosto per dettato costituzionale di cui all’ultimo comma dell’art. 122 . Questa divagazione per dire che l’infelice frase (la si credeva caderoliana) del «colpo di Statuto», gli attacchi al conflitto d’intersse (vedere gli artt. Da 25 a 29) , i superpoteri alla “superman” sono briciole di una tesi che non regge. Quando per esempio si afferma che il Presidente può mandare a casa il consiglio senza danni per se stesso, e le pecore ci credono, deliberatamente si nasconde che la cosa è reciproca perché lo stabilisce l’artico 126 della costituzione.
Per quanto riguarda il 20 ottobre andiamo al comunicato congiunto: «La comune costruzione della partecipazione sarda alla manifestazione nazionale del 20 ottobre, indetta per chiedere una svolta al Governo Prodi ed il rispetto del programma con il quale l’Unione si è presentata agli
elettori, è il primo obiettivo che ci si propone. A partire anche dal contributo specifico che le Sinistre in Sardegna intendono dare alla piattaforma politica della manifestazione: si ritiene che vi siano le condizioni per la proposizione di un Nuovo modello di sviluppo, centrato sulle risorse locali e sulla piena valorizzazione, recupero e tutela dell’Ambiente, su nuovi e maggiori diritti sociali e civili, sul lavoro stabile, su un processo di re-industrializzazione che parta dal basso, dal pieno coinvolgimento delle comunità locali e dalla
integrale bonifica del territorio.
E’ l’idea di una nuova e vera Rinascita, quella che avanziamo e sulla quale
ci impegneremo uniti già a partire dalla Legge Finanziaria regionale del 2008. Già da ora siamo in grado di dire che la partecipazione dei sardi alla manifestazione sarà di massa e che già dalle prime adesioni si può stimare
in 500 persone. In preparazione del 20 ottobre inoltre, si prevede l’organizzazione di una assemblea regionale delle Sinistre, da tenersi nelle prime settimane di ottobre, alla quale prenderanno parte anche esponenti nazionali. (foto e testo di V.A.R.)

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