La festa c’è stata, ma era un recital di squisita finezza lontano dalla caciara fieristica

di Vincenzo A. Romano
Nessuna “festa paesana” come la kermesse della Fiera campionaria, ad Isili, dove nell’affollata chiesa della Piazza Sant’ Antonio si è articolato un dibattito fra le forze della sinistra che va ad unificarsi e a sostenere la legge statutaria per cui si voterà il prossimo 21 ottobre.

Sono risonati, nella navata, gli echi dello spettacolo inscenato alla Fiera di Cagliari dai sostenitori del no. Una kermesse ispirata, c’è da sospettarlo, alle feste pagane del dio Po e dell’autonomia bossiana. Perché, come hanno riferito i presenti e non riportato i quotidiani, la messinscena anti-statutaria è irisultata un attacco indefesso, di cattivo gusto, pensano alcuni, al solo Governatore, definizione cui il defenestrato Pili pare irridere ora che non ne pesta più la poltrona. D’altronde l’intrigo era iniziato male con un personaggio che “confondeva” lo statuto albertino con la Costituzione repubblicana. Si è proseguito su quel binario.

Ad Isili, al contrario, il consigliere del Pdci, Salvatore (Tore ) Serra ha introdotto una discussione più seria, articolata, pacata. Cha parlava di lavoro precario, di sfruttamento, di aspirazione ad una vita più degna; « come sono seriosi questi comunisti al confronto del “bagaglinaggio” di Medda!»
Ma ci sono due Italie. Quella che si è arricchita e quella che l’ ha arricchita; questione di sfruttamento, non di destini. Della legge statutaria si sono evidenziati pregi e difetti, ma i primi hanno superato i secondi perché comunque la legge è migliore del tornare indietro, emendabile ed in linea col dettato costituzionale anche se molti appetiti non sono stati accontentati , se il consiglio la ha votata a maggioranza assoluta e dora una parte vuole riportare tutto nel caos perché quando si lanciano i panni per aria c’ è sempre qualcuno che qualcosa cattura.
Non diverso è stato il tenore degli altri consiglieri di Sinistra autonomista e del segretario Giorgi. Il discorso dei comunisti italiani và oltre. Si punta su Roma , alla grande manifestazione cui PRC e PdCI contano di portare una “nave” con uomini e bandiere. Quelle che una volta i proletari sventolavano sul muso dei padroni che rispondevano a fucilate a Buggerru come a Milano.

Poi c’ e stata la festa.
Senza lazzi ed imitazioni. Elena Pau, accompagnata dal pianista Salvatore Spano ha cantato e recitato un repertorio fine dove invece che i colpi di statutaria spiccavano testi di Pasolini e Calvino, Pogliotti e Amodei e musiche di Liberovici, Gaber e Luporini. Tutt’altra impostazione. Che ci porterà a vincere.
L’unione sarda cita:
Tra i sardi illustri, l’ultimo – l’unico in vita – è Giovanni Lilliu, l’accademico dei Lincei, il nume tutelare dell’archeologia isolana. Il cui nome, però, poche ore dopo la festa contro la statutaria, viene citato dal Comitato per il sì in apertura di un elenco di personalità schierate in difesa della legge. E con lui c’è il professor Manlio Brigaglia, fratello di Aldo, il pubblicitario che ha contribuito a scatenare il caso Saatchi e che ieri era tra gli ideatori della festa per il no (altro corto circuito familiare: tra i padri della patria c’è Paolo Dettori, presidente della Giunta negli anni ‘60, padre di Fulvio che è oggi direttore generale della presidenza Soru). Al Comitato per il sì, che si presenta domani alle 11, all’Exmà di via San Lucifero a Cagliari, oltre a Lilliu e Brigaglia, aderiscono docenti universitari (Guido Rossi, Guido Melis, Gianmario Demuro, Antonello Mattone), scrittori (Giulio Angioni, Marcello Fois, Flavio Soriga) e altri ancora.
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