(però Bruto e Cassio stanno nella nuova formazione politica: una nota di accompagnamento) * 
di Enrico Palmas Carlo Dore jr.
Grande successo ha incontrato negli ultimi tempi il teorema in base al quale il referendum sulla legge statutaria costituirebbe, per la stabilità della Giunta – Soru, una tappa ancor più insidiosa delle primarie per la segreteria del Partito Democratico sardo, in cui il Governatore è impegnato in prima persona.
In pratica, i sostenitori delle ragioni del “no” vengono descritti come un gruppetto di congiurati che, forti della benedizione di Mauro Pili e di Antonello Cabras, si sarebbero dati appuntamento poco dopo le idi di ottobre per attuare il primo grande regicidio della storia dell’Autonomia, ponendo fine all’esperienza di governo di Mr. Tiscali.
Premesso che non intendiamo prendere posizione in ordine al dibattito relativo ai vari profili tecnico-giuridici che caratterizzano la suddetta legge (dibattito condotto sinora con intelligenza e lucidità da eminentissimi studiosi del diritto pubblico), riteniamo però di poter offrire una differente lettura dei fatti che scandiscono l’evolversi di questa delicata fase della politica sarda.
Contestando l’impianto di fondo della legge che definisce gli assetti fondamentali della forma di governo della Regione, quegli intellettuali di sinistra che sono confluiti nel movimento referendario non rappresentano né la classica “foglia di fico” necessaria ad occultare le ambizioni revansciste di alcuni tra i più impresentabili sodali del Cavaliere di Arcore (improvvisatisi paladini delle istituzioni democratiche dopo avere per anni difeso a spada cieca una situazione di conflitto di interessi non configurabile nemmeno presso la più feroce Repubblica delle banane), né il trampolino utile ad assecondare le trame dei tanti capi-bastone di DS e Margherita, mobilitati dai partiti di riferimento per frenare l’ascesa di Soru alla segreteria del PD.
Posto infatti che le critiche finora avanzate dai vari comitati per il “no” sono riferite ad un provvedimento che non promana esclusivamente dal Capo dell’Esecutivo (in quanto approvato da un’ampia maggioranza consiliare), non possiamo non rilevare come, se un disegno regicida esiste, questo matura al chiuso delle stanze dei bottoni del nuovo soggetto politico, dove le logiche spartitorie ed i giochi di potere non lasciano spazio alle parole vellutate cui Veltroni fa quotidianamente ricorso per descrivere il “suo” Partito Democratico.
Costituisce ormai una verità incontestabile l’affermazione secondo cui la ripartizione delle cariche all’interno del nascente PD coincide con la mera fase attuativa di una strategia (da completare mediante la convocazione di primarie facilmente controllabili grazie al perverso sistema delle liste bloccate) già elaborata prima della conclusione della stagione congressuale. L’obiettivo unico a cui tende questa complessa opera di ingegneria politica deve essere individuato nella conservazione delle storiche nomenclature, integrate per l’occasione da alcuni autorevoli esponenti dei vari settori della società civile, magnifiche icone di un progetto di rinnovamento destinato a rimanere pura astrazione.
Avendo in Sardegna la candidatura di Soru (ennesima scelta tanto legittima quanto improvvida da parte di un presidente – imprenditore dimostratosi troppo spesso indifferente alle dinamiche che il suo nuovo ruolo istituzionale gli impone di osservare) in parte sparigliato gli equilibri delineati attraverso siffatta strategia, l’intera casta dei Signori dei Partiti si è ricompattata per sostenere la discesa in campo di Antonello Cabras, suo malgrado cooptato per una corsa all’ultimo voto a cui avrebbe volentieri fatto a meno di partecipare.
Morale: siamo al regicidio. A meno che il successo del Governatore alle primarie del 14 ottobre non si traduca in un vero e proprio plebiscito a suo favore, egli si troverà a governare una struttura impazzita, risultando quotidianamente esposto alle manovre di disturbo che la minoranza interna porrà in essere al solo scopo di limitarne l’azione. Per contro, è abbastanza semplice prevedere le conseguenze derivanti dall’eventuale affermazione del Senatore ex socialista: di fatto sfiduciato dal principale partito della coalizione, il Presidente della Giunta non solo vedrebbe preclusa la possibilità di un secondo mandato, ma sarebbe costretto ad affrontare l’ultima fase della legislatura convivendo con lo spettro di una crisi di governo neanche ipotizzabile pochi mesi fa.
Ma se Soru deve cadere, stritolato da un gioco di potere al quale ha inopinatamente deciso di partecipare senza conoscere le regole utili a controllarlo, la responsabilità del fallimento della coalizione di centro-sinistra non potrà certo essere imputata a quanti si sono legittimamente opposti all’entrata in vigore di una legge di cui non condividevano l’impianto fondamentale. Qualunque situazione di delinei alla fine di ottobre, il referendum non può essere descritto come un regicidio.
* Pubblichiamo sui siti e blogs l’articolo dei compagni Enrico e Carlo – autori affezionati – anche se condividiamo solo la seconda parte del pezzo. Non pensiamo, e meglio ancora: i Comunisti Italiani non pensano che i fautori del no, almeno la parte al governo, siano dei carbonari o anarchici da regicidio. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare che proprio fra i fautori del no è nato quel famoso “filo rosso” che, per Andrea Pubusa giuspubblicista e docente, lega Renato Soru a Carlo Alberto (il Sardegna 8 ottobre 2006 ). Il professore – saltando a piè pari il novellamento costituzionale che aveva interessato il 2001 – riportava a “su connottu” (una specie di more solito romano)

l’articolo 19 – ora 18 – della Legge statutaria ( Statutaria ) all’articolo 65 dello Statuto albertino . Molti dei congiurati (presunti) portano avanti accuse di iperpresidenzialismo autoctono tralasciando, quasi cosa estranea al discorso sardo, le leggi elettorali e il Titolo V che HANNO PORTATO le riforme del 2001. Ma come era velleitaria la richiesta di una « sovranità che si estendesse alla piattaforma continentale (sic) » così sono astrattamente costruite le accuse di “permanente minaccia sul consiglio di essere mandato a casa dal presidente”. (vedi l’articolo citato). Si trascura la reciprocità del fatto che l’articolo 126 della costituzione riporta al principio simul stabunt ac simul cadebunt.
Assodato che non vediamo né carbonari né bombaroli, riconosciamo la fondatezza di un’altra posizione che poi emerge nella seconda parte dell’articolo. Le manovre di coloro che opponendo a Soru il doppio no: alla candidatura (che non ci interessa) e alla Statutaria, fanno il gioco della destra berlusconiana. Se Soru cadrà , cadrà per quel fuoco amico che tutti conoscono, ma del quale nessuno vuole assumersi la responsabilità.
Dalle accuse che ora ascoltiamo nei dibattiti di questi giorni, massime Andrea raggio ed Andrea Pubusa: Presidenzialismo, plebiscitarismo, calrloalbertismo, noi che pure siamo fondamentalmente proporzionalisti e parlamentaristi deriviamo una sola conclusione. L’attacco all’attuale Giunta, Consiglio o solo il Presidente ha uno sbocco drammatico : il ritorno della destra al potere. Per questo pur non considerando la Statutaria “discesa in terra a miracol mostrare” la consideriamo un punto avanzato di equilibrio ed invitiamo al si. Pessimo il giudizio dell’azione PD-Cabras e qui concordiamo pienamente con gli Autori, ma dovremo conviverci augurandoci che il dissidio di « gestione del potere » non ci riporti i plenipotenziari berlusconiani.
Siti e blog:
arouetvoltaire
Comunisti Italiani – Federazione di Cagliari (official site)
Libertà d’ Informazione
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Mi sfugge ancora qualcosa… Qual’è la relazione tra un eventuale giudizio negativo (auspicato) sulla legge statutaria, e la caduta (ipotesi eventuale e denegata) della Giunta Soru? Perchè se una tale relazione fosse dimostrata, allora il nemico di Soru, davvero, sarebbe chi, dopo averlo sostenuto, inspiegabilmente gli si rivolta contro e gli dichiara guerra… Ma ancora la prova del suddetto nesso di causalità non mi pare raggiunta. E, in questo senso, il Presidente-imprenditore, per rafforzare il concetto, decide di investire molto sulla difesa di una legge davvero indifendibile. E’ lecito accostare questo atteggiamento a quello di chi, tradito dalla propria moglie, al fine di punirla, procede al taglio delle proprie appendici virili!
Ed ancora, la candidatura del presidentissimo alla guida del nascituro PD quale investimento contestuale a quello sopra ricordato (il rischio d’impresa – si sa – è il pane dell’imprenditore…), non somiglia, per alcuni versi, alla pratica giapponese dell’harakiri? Con tale pratica, infatti, il condannato, vista la sua posizione nella casta militare, non veniva giustiziato ma procedeva a togliersi da solo la vita, praticandosi con un pugnale una ferita profonda all’addome, fino ad autoprovocarsi la morte. Che ne sarebbe, infatti, della Giunta e del Presidente, qualora alle primarie prevalesse il Cardinale? Viceversa, se a prevalere fosse il Governatore quale situazione si troverebbe a gestire, con il principale partito della coalizione – il suo – profondamente diviso al proprio interno? Sarebbe così certa la sua ri-candidatura nel 2009? Insomma, anche a voler prescindere dalla debolezza dell’assunto per il quale la sinistra deve costantemente ingoiare qualunque boccone amaro, pur di evitare un pericoloso ritorno al governo delle destre (situazione che in Sardegna sarebbe ancor più drammatica, qualora tale circostanza avesse a verificarsi nel vigore della legge statutaria attuale), non sarebbe forse più saggio “spersonalizzare” le vicende che stiamo vivendo, nel tentativo di evitare un devastante coinvolgimento (dall’esito estremamente incerto, anche se, per alcuni versi, tristemente prevedibile…) delle sorti dell’intero centro sinistra e, in una certa misura, dell’intera società sarda? La statutaria è una pessima legge, espressione del più esasperato “leaderismo”, contro il quale la sinistra da anni si batte. Non vedo la ragione per rinunciare ora a farlo. Il nemico certamente non è Soru, ma ciò non significa rinunciare al proprio diritto di esprimere un’opinione libera ed incondizionata su argomenti di rilevanza ben più ampia, rispetto a logiche che non ci appartengono.
Cari saluti. Enrico
@Enrico. Nessuno deve fare « seppuku » anche perché il suicidio mai è risolutivo, nemmeno e soprattutto quello per affermare la giustizia contro l’ingiustizia. Non essendo corifeo di alcuno, e quindi guardando una certa situazione creatasi dopo l’entusiasmo iniziale (allora, Cugini fu fatto fuori anche perché si opponeva a Soru –i nomi occorre farli-) , propongo alcune note aggiuntive. Il personalismo, o come lo chiamo quasi scherzosamente, ma amaramente, “peronismo” della politica italiana ci sta portando all’infimo. Ma io non sarei sicuro che sia aggettivazione adatta al solo Presidente. Il Mattarellum ha creato dei capi-mostri che i partiti hanno nutrito e quindi, dei piccoli Peron li troviamo dappertutto. Essi naturalmente negano, ma è così. Non credo che il Cardinale ed il Capitolo stiano mettendo in atto una « rivoluzione d’ottobre ». stanno tentando di erodere una situazione (nella ingenua certezza che la destra non sparerà con tutte le sue batterie) per cambiare il Priore col Parroco. Non considero Soru un ingenuo della politica come scrivono i compagni nel loro articolo e quindi “sceso in campo senza gli strumenti culturali per una lotta politica quale è oggi in uso” (cioè una sorta di “tirare a fottere” per dirla chiara ) e considero contemporaneamente i pseudo alleati una sottospecie di revanchisti che vogliono riconquistare la terra perduta. Concordo dunque con la tua analisi post-primarie e post-referendum, ma non sono d’accordo che la soluzione sia “sopportare i capricci –se lo fossero- del principe”. Quasi nessuno lo vuole. Qui però non si tratta di fare gli accondiscendenti. La lotta contro i provvedimenti del Consiglio regionale – sic, perché la maggioranza c’è stata- è una lotta interessata e lobbistica che contrasta Soru ed i suoi provvedimenti che, guarda caso, sono approvati in Consiglio con il voto dei peones lontani dalle lobbyes. Per quanto attiene al presunto ricatto: Soru versus Consiglio è ridicolo ed ignorante pensarlo. E’ un consiglio « non cadreghino » che poteva da tempo mandare a casa il Presidente. Tornandosene , naturalmente, anch’esso agli antichi mestieri. Vincenzo
Più che un commento vi invio un intervento, dicendo al compagno Romano che è un originalissimo parlamentarista se difende una legge ipepresidenzialista come la statutaria sarda. Quanto a Carlo Alberto io non ho avanzato una mia tesi ho comparato due articoli e due forme di governo. Che poi anche il titolo V dica la stessa cosa, il punto non cambia: tutt’e due hanno la stessa matrice l’art. 65 dello statuto Albertino! Il che visto che siete comunisti, dovrebbe darvi da pensare. Comunque continuate a fare i parlamentaristi e i proporzionalisti difendendo una forma esasperata di presidenzialismo e sistemi non proporzionali.
Purtroppo non vi rendete conto a Soru di tutto ciò che voi dite (e noi diciamo) non gliene frega nulla: l’unica cosa che gli interessa è portare a casa la parte della legge statutaria che legittima il suo colossale conflitto d’interessi e gli dà il potere di fare da presidente i suoi affari. I comunisti, una volta, queste cose le annusavano al volo!
Andrea Pubusa
Unità della sinistra, statutaria e conflitto d’interessi
C’è una questione urgente anche in Sardegna, su cui stiamo lavorando poco: l’unità della sinistra. Tiene il campo la vicenda, invero poco entusiasmante, della formazione del PD, ma a questa le forze sparse della sinistra non oppongono nulla, che è anche peggio, perché, più male che bene, l’unificazione DS/Margherita intercetta un sentimento profondo dei cittadini: la semplificazione del sistema partitico, la unificazione delle forze del centrosinistra. Per questo è importante l’iniziativa unitaria del Manifestosardo sul futuro G8 di La Maddalena ed è altrettanto importante la risposta positiva e propositiva del segretario regionale del PRC, Michele Piras, su Manifestosardo. C’è anche una buona unità sui temi del lavoro, come testimonia ancora il dibattito in vista della manifestazione del 20 ottobre.
C’è però un terreno su cui, mentre le posizioni sono vicine o addirittura identiche sul piano nazionale, in Sardegna si è manifestato una incomprensibile giravolta: la questione istituzionale. Siamo tutti, da Giordano a Diliberto a Mussi, per un proporzionale corretto alla tedesca, siamo contro il presidenzialismo o, qualcuno, per un presidenzialismo fortemente temperato e qui invece PRC e PDCI si schierano per la legge statutaria. Manifestosardo e vasti settori di SD, dello stesso PRC e del PDCI, oltre che molti semplici cittadini di sinistra sono invece fra i più attivi sostenitori del NO. E’ questo un terreno fondamentale, il terreno della democrazia, non possiamo nascondere le nostre divisioni, bisogna parlarne non per dividerci ulteriormente ma per giungere ad una sintesi unitaria. Con questo spirito voglio parlare di un tema centrale per la sinistra: il conflitto d’interessi. Tornerò in altra occasione su due altri temi centrali il Presidenzialismo e gli istituti di democrazia diretta (questa statutaria li limita fortemente rispetto alla legislazione vigente!).
Cosa dicono i sostenitori del sì da sinistra: c’è in atto una manovra antiSoru a cui non dobbiamo prestarci. Se fosse vero quanto dicono coloro che vedono nel referendum sulla legge statutaria un surrettizio tentativo di far fuori Soru, ci sarebbe, però, una ragione in più per votare NO. Le leggi costituzionali e ordinamentali hanno una superba pretesa: quella di durare nel tempo. Ciò vuol dire che questa legge statutaria vigerà e avrà applicazione con altri presidenti. Ve l’immaginate una statutaria come questa che non vieta ma legittima il conflitto d’interessi in mano ad un Presidente titolare di imprese importanti? Questa legge gli consentirebbe anzitutto di mantenere la gestione e l’informazione fondamentale sulle sue imprese perché è vero ch’egli deve nominare un fiduciario, ma altrettanto vero che mantiene il diritto d’essere informato e di decidere sulle questioni rilevanti. Ed allora un imprenditore importante reciterebbe due parti in commedia: farebbe allo stesso tempo il Presidente e l’imprenditore. E, dunque, quando deciderebbe sulle strategie economiche della Regione terrebbe conto delle strategie economiche delle sue imprese. Non solo: ma questo imprenditore-Presidente potrebbe (perché glielo consente la legge statutaria) partecipare alle gare indette dal Presidente-imprenditore. E per di più, quel Presidente avrebbe anche il potere di nominare e revocare i funzionari che presiedono le commissioni di gara. Che bella par condicio sarebbe! Come se Cellino avesse il potere di nomina e di licenziamento degli arbitri delle partite del Cagliari. Che bel campionato! Non solo ma le società dell’imprenditore-Presidente potrebbero, senza determinare nessuna delle incompatibilità che valgono per i normali cittadini, avviare contenziosi con la Regione e si troverebbe contro il Presidente.imprenditore, che, com’è noto rappresenta in giudizio la regione e rilascia la procura alle liti agli avvocati regionali. Non solo, come ogni buon cliente, indicherebbe loro se non la tattica, la strategia processuale. E al tempo stesso indicherebbe le strategie al fiduciario posto a capo delle proprie imprese. Insomma questa legge compie il miracolo di consentire una lite fra imprenditore-Presidente contro Presidente-imprenditore! E Se il Giudice convoca le parti? Potremmo avere da una parte per la Regione il Presidente-imprenditore e dall’altra il fiduciario dell’imprenditore Presidente! Oggi questa situazione, una lite del Presidente con la Regione lo renderebbe incompatibile.
E se il futuro Presidente avesse una società alle Isole vergini o in un altro paradiso fiscale e fosse abile nel mascherare le proprie imprese, insomma se fosse un mago della finanza, potrebbe anche avere partecipazioni in società con interessi vari, ad esempio immobiliari e, come Presidente, col potere d’intesa che gli dà il Piano Paesaggistico, potrebbe consentire una lottizzazione in deroga proprio alle società da lui nascostamente partecipate. Insomma un’intesa Presidente-imprenditore/imprendere Presidente! Un altro miracolo della statutaria!
Ecco perché proprio coloro che paventano la rapida fine di Soru, dovrebbero cancellare questa legge statutaria per evitare che un imprenditore disinvolto possa divenire Presidente, avendo a disposizione praticamente tutte le leve del potere pubblico, mantenendo la titolarità e il controllo delle proprie imprese e, dunque, surrettiziamente (ma anche pubblicamente) favorirle. Questi sostenitori di Soru dovrebbero poi tener conto che la cosa non cambia se viene eletto alla Presidenza un dipendente di un imprenditore importante o una persona collegata con lui politicamente. Vi immaginate un Pili coi poteri di Soru ?
Non solo: questa legge proprio perché non pone preclusioni, anzi avvantaggia chi diviene imprenditore-Presidente indurrà imprenditori importanti a candidarsi e a spendere molto per conquistare le leve del comando regionale o per affidarle a propri fiduciari: una vero colpo mortale alla democrazia!
M i sostenitori della Statutaria (PRC e PDCI in testa) obiettano: a questa legge non c’è alternativa. Ma come tutto il popolo del centrosinistra ha invocato e invoca una legislazione seria sul conflitto d’interessi ed ora una parte dei progressisti o addirittura della sinistra sarda accetta una disciplina di stampo berlusconiano, imbelle e pericolosa? No. L’alternativa c’è, basta volerla. Le leggi stabiliscono già l’ineleggibilità dell’autista della provincia e non possono prevedere quella di un imprenditore importante con interessi e ramificazioni e colleganze varie e ovvie nel mondo imprenditoriale? Insomma, ci scandalizziamo per i privilegi della casta e diamo ad un esponente della casta imprenditoriale (che esiste da sempre, come ha detto il buon Giovanni Berlinguer) anche immensi poteri pubblici e ulteriori privilegi privati? Di più: vogliamo che lo stato detti le regole del gioco agli imprenditori e accettiamo che un imprenditore le detti per sé, per i suoi amici-impprenditori e per i sui avversari? Che bella sana concorrenza in Sardegna!
Siccome la favola parla di noi e anche dell’oggi, com’è possibile che da sinistra si appoggi una legge che legittima oggi e, peggio ancora, domani il conflitto d’interessi? Ma si è detto: non c’è alternativa. Ed allora ecco allora l’alternativa, semplice, semplice, una proposta secca ed elementare: l’imprenditore che supera un certo fatturato (5 milioni di euro?) è in eleggibile, non può candidarsi. Una proposta che Furio Colombo ha già presentato al Senato, che costituisce, come egli dice nella relazione, «un intervento preventivo», e si «propone di rendere impossibile l’instaurarsi, presso qualsiasi carica di governo, di una situazione di conflitto di interessi che è la peggiore infezione nella vita pubblica e nella moralità di una comunità e di un paese».
Ecco la sinistra è sempre stata ferma e netta contro il conflitto d’interessi. Al PRC e al PDCI diciamo che bisogna esserlo anche in Sardegna. Per fare questo bisogna dire NO a questa statutaria, bisogna che non diventi legge, perché se passa vigerà presumibilmente per molto tempo e un imprenditore importante si troverebbe in una situazione grave di conflitto d’interessi e, come dice Furio, Colombo introdurrebbe nella democrazia sarda “la peggiore delle infezioni” . Vuol’esserne responsabile anche la sinistra?
Siamo lieti, ed anche onorati che il Professor Pubusa sia intervenuto in un blog che poteva sembrare monocorde. Per quanto attiene all’ articolo «linkato» rimandiamo a quello per i contenuti. Però una osservazione ci deve concedere: Qui non si parla del fiuto dei comunisti che poi non erano cani da caccia ma da difesa (della Costituzione allora come oggi); qui si parla di giudicare a pancia, almeno a stare ad una nota dell’onorevole Palomba che metteva fra gli autori della Statutaria anche il professor Onida, emerito presidente della consulta, maestro costituzionalista e certo non avallante di soluzioni autoritarie. Se ci fossimo sbaglati emenderemo e pubblicheremo a breve l’intervento di Andrea Pubusa. Con simpatia Vincenzo A. Romano
[...] alla casta, o vi abbiano appartenuto. I commenti all’articolo 18 non li consideriamo in quanto sconfessati dal suo autore. Passiamo all’impeachment del presidente (nota all’articolo 22).Mi sono visto [...]