
Mentre è in corso la raccolta delle firme per la proposta di legge popolare “50E50 ovunque si decide” siamo lieti di ospitare questo articolo di
Il dibattito sorto in consiglio regionale sul tema delle pari opportunità in occasione dell’approvazione della statutaria ha particolarmente attirato la mia attenzione. E’ incredibile come si riesca a distrarre sé stessi e l’opinione pubblica, pur facendo un gran cancan, e a passare di conseguenza per paladini della parità, pur mancando totalmente l’obiettivo!
Partiamo dal famoso art.15 dello statuto sardo, così come modificato dalla legge costituzionale n°2 del 31 gennaio 2001, dove si dice che la legge regionale determina la forma di governo della Regione e, specificatamente, le modalità di elezione, sulla base dei principi di rappresentatività e di stabilità, del consiglio regionale, del presidente della regione e dei componenti della giunta regionale, i rapporti fra gli organi della Regione, la presentazione e l’approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, i casi di ineleggibilità e incompatibilità con le predette cariche, nonché l’esercizio del diritto di iniziativa del popolo sardo e la disciplina del referendum regionale abrogativo, propositivo e consuntivo.
E poi aggiunge: la medesima legge promuove, al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza dei sessi, condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali.
Ora, è invalso l’uso di dividere in più leggi regionali quanto previsto dalla legge costituzionale 2/2001. In Sardegna abbiamo, da una parte, la statutaria (attualmente alla ribalta) e, dall’altra, la legge elettorale (attualmente nientepopodimeno che preannunciata nella statutaria). E fatalmente la promozione delle condizioni di parità per l’accesso alle cariche elettorali è rimessa alla legge elettorale.
Infatti la statutaria recita: al fine di conseguire l’equilibrio della rappresentanza dei generi, la legge elettorale promuove, con misure adeguate, condizioni di parità per l’accesso alle cariche elettive. In altre parole, mentre lo statuto (mica il regolamento condominiale!) dice, letteralmente, che spetta alla medesima legge che si occupa di forma di governo etc.etc., promuovere condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali, la statutaria non si pronuncia affatto in merito e rimanda alla legge elettorale, glissando clamorosamente su una riforma necessaria e urgente. Benissimo!
E siccome nelle more dell’approvazione della legge elettorale, così come specificato sempre nella statutaria, caso mai dovessimo andare a elezioni, si applica il comma 3 dell’art.3 della legge costituzionale n°2/2001, la domanda sorge spontanea: che fretta c’è di metter mano alla legge elettorale? E la risposta è immediata: nessuna.
Considero un surrogato della parità tra i generi la rappresentanza di genere fine a sé stessa. Intanto, per quanto ci sia sempre qualcuno che tenta di spiegarlo con parole sue, io faccio fatica a capire come pari dignità sociale e pari opportunità, tradotte in numeri, equivalgano al 40% della rappresentanza di genere, quando non addirittura a 1/3.
E a dirla tutta, nel suo essere semplice surrogato, il richiamo alla rappresentanza di genere, limitato alle nomine in giunta nella nostra statutaria, è anche insufficiente. Se vado a vedere la statutaria del Friuli Venezia Giulia, tutte le nomine e designazioni possibili immaginabili, sia quelle di spettanza del Presidente che della Giunta che del Consiglio, vanno fatte favorendo le pari opportunità tra i generi. Nella nostra statutaria ci si è guardati bene dal far passare un concetto simile. Motivatamente, si intende, in quanto sussistono difficoltà oggettive a trovare nomi di donna adeguati a ricoprire i vari incarichi. Persino la massoneria non sarebbe in grado di fornirne, essendo le logge notoriamente interdette alle donne! [ora non più vedi Zenit e qui (nota VAR)]
E quindi: Riccardo Illy meglio di Renato Soru.
Nella statutaria del Friuli Venezia Giulia la forma di governo e il sistema elettorale sono affrontati nell’ambito della stessa legge regionale. Questo dà la possibilità di introdurre subito quella riforma della politica che comporta una auspicabile e autentica evoluzione civile e democratica della società, come e forse più dell’elezione diretta del presidente a suffragio universale, se permettete. E infatti in essa è riportato un intero articolo dedicato alle pari opportunità, dove si possono leggere cose del tipo “la legge regionale promuove la pari opportunità di accesso alla carica di consigliere regionale a favore del genere sottorappresentato mediante forme di incentivazione o penalizzazione nel riparto delle risorse spettanti ai gruppi consiliari” … cose piuttosto incisive, insomma. Diverse dall’affermare in linea di principio che “la Regione promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità”, come timidamente aveva fatto la nostra Giunta nel primo dispositivo di statutaria; ciò che peraltro al Consiglio è comunque parso eccessivo e pertanto ha subito provveduto a cassare. Andava integrato e invece è stata cassato. Mah! Nella statutaria friulana invece la questione è stata impostata piuttosto seriamente ed è stato definito anche che cosa si intende per genere sottorappresentato: quello dei due generi che, in Consiglio, è rappresentato da meno di un terzo dei componenti, con riferimento alla composizione del Consiglio nella legislatura in corso. L’impianto funziona (numericamente si può fare meglio).
E comunque, Riccardo Illy meglio di Renato Soru.
E se poi, sempre nella statutaria friulana, andiamo a vedere le modalità di presentazione delle liste elettorali, leggiamo che ogni lista circoscrizionale deve contenere, a pena di esclusione, non più del 60 per cento, arrotondato all’unità superiore, di candidati dello stesso genere; e che nelle liste i nomi dei candidati sono alternati per genere fino all’esaurimento del genere meno rappresentato.
Mi sembra che funzioni. Finalmente non è lasciato ai singoli partiti decidere se e quante donne inserire in lista! Ci siamo dimenticati cosa stava succedendo ultimamente anche nelle liste dei più blasonati partiti democratici e di sinistra?
E perciò, ancora, Riccardo Illy meglio di Renato Soru.
… Il bello del presidenzialismo, per noi elettori, è anche questo: poter confrontare i presidenti di regione sulla base della loro capacità di rispettare il proprio programma elettorale. Quello di Renato Soru certamente non era diverso, in fatto di pari opportunità, da quello di Riccardo Illy, essendo entrambi uomini di centro sinistra. Ma quest’ultimo lo sta rispettando puntualmente. Mi sembra evidente. Il nostro presidente invece tende a rimandare alle calende greche, quando si tratta di parità tra i generi.
Ma c’è di più. Sempre il famoso art. 15 dello Statuto dice che sulla statutaria il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro trenta giorni dalla sua pubblicazione. Da semplice cittadina mi chiedo se, proprio riguardo alla questione della parità tra i sessi, non ci fossero i termini per avanzare la questione di legittimità costituzionale.
E me lo chiedo perché nel 2002 il governo Berlusconi l’aveva fatto molto tranquillamente, nel tentativo però di mortificare le pari opportunità, nei confronti della legge elettorale della Valle D’Aosta. Questa, proprio in applicazione del corrispettivo del nostro art.15 dello statuto, nel 2001, aveva introdotto l’obbligo di prevedere la presenza di candidati di entrambi i sessi nella lista di candidati all’elezione del consiglio regionale, pena la non validità della lista. Il governo Berlusconi aveva avanzato pretestuosamente la questione dell’illegittimità della rappresentanza di genere, per via di una vecchia sentenza della Corte Costituzionale risalente al 1995. Che tristezza! Ovviamente la Corte Costituzionale, con sentenza formulata nel 2003, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale posta dal governo di centro destra , proprio alla luce della più recente legge costituzionale n°2/2001.
E allora, se da un lato considero, per così dire, naturale che un governo di centro destra, alle prime avvisaglie di applicazione vera delle pari opportunità, si adoperi in tutti i modi, anche arrampicandosi sugli specchi, per tentare di arginare il pericolo democratico legato alla presenza delle donne in politica, dall’altro mi aspetto che un governo di centro sinistra, con altrettanta naturalezza, alle prime avvisaglie di mancata applicazione del principio costituzionale di parità tra i generi, tra vedere e non vedere, si attivi per arginare il rischio antidemocratico legato all’assenza delle donne in politica.
E invece niente. Che tristezza!
Perciò tra Prodi e Berlusconi direi: parità!
Ecco: … la parità esiste!!!!
La parità tra i sessi, invece, ancora oggi, è vista non come un principio costituzionale, bensì come una concessione “gentilmente” offerta al genere femminile dal genere maschile. E questo rappresenta sicuramente un grosso limite della nostra classe politica, a qualunque livello, un vero e proprio freno per la crescita democratica del nostro Paese. Eppure le donne non hanno bisogno di condizioni di favore per affermarsi, ma semplicemente di condizioni paritarie. I listini rosa ci umiliano. Le leggi che tutelano la parità di accesso alle cariche elettorali ci restituiscono dignità di cittadine.
Non è poi un concetto così difficile da assimilare, … caro il mio comitato per il Si!

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