La consigliera Caligaris: « se vince il SI mi dimetto »
Sotto il tollerante, volterriano controllo di Daniele Demurtas (Pdci), un acceso dibattito, sulla Legge Statutaria ed il suo referendum, indetto dalla “sinistra quartese” ha riempito la sala Michelangelo Pira ed acceso gli animi dei due schieramenti.
Non hanno convinto molto le ragioni del No, per la mancanza di supporto teorico e giuridico e la sovrabbondanza, invece, della insofferenza per l’ «uomo solo al comando» diventato il light motive degli oppositori alla Legge quasi che Soru sia un novello De Gaulle che vuole infeudare la Sardegna e i suoi partiti politici. Non ci ha convinto nemmeno Tonino Dessì perché i suoi argomenti a carattere giuridico non seguivano un organico continuum, ma frammischiavano lo Statuto (quello vero e vigente dal 1948) con i desiderata di una certa compagine politica, la Legge Statutaria – generalissima e astratta- con altre pur giuste leggi di contorno che con quella però non hanno a che fare. È vero che la Statutaria rimanda alla legge elettorale che ancora non c’è, ma è pur vero che la Statutaria di elezioni non può occuparsi. È vero che manca lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna, ma è vero anche che stava al Consiglio vararlo, proporlo, seguirlo e consegnarlo. Ma non è stato fatto. Cavillosamente si è attaccata la parte che dall’articolo 24 al 29 si occupa di conflitto d’interesse perché si è attaccato il merito della scelta per affrontarlo (quella canadese piuttosto che quella tedesca) ma si è dimenticato di dire che già da tempo Il Professor Guido Rossi, chiamato dai partiti dell’Unione sardista a darne un parere l’aveva giudicata eccellente. Male è apparso il cercare d’interrompere con quisquilie l’esposizione , per il SI del Dottor Betzu dell’Università di Cagliari, cercando di interrompere – inutilmente- la fredda, forse impolitica, ma efficace esposizione di fatti e leggi.
Un modo di imporre il NO senza lucide ragioni, con arzigogoli politicamente “da casta” dove al raziocinio di legge, costituzione e diritto si opponeva un no al presidenzialismo, no all’uomo solo, no a Soru (anche se tutti si cospargevano le vesti di cenere per negarlo). Un NO che aveva il suo convitato di pietra che ai politici non garba. O tutti insieme o tutti a casa. Puramente strumentali i “se si fosse fatto così “, se “Soru avesse fatto così”. Strumentali perché chi interveniva era gente preparata, per la più parte, – taluno rivendicava la propria funzione–dovere di intellettuale contro; per non sapere che l’autorità del presidente di cui all’articolo 18 gli deriva dall’articolo 122 della Costituzione e lo stare insieme o andarsene insieme dall’articolo 126. Nessuno – fra i NO – faceva l’escursus della ridda delle Bicamerali, dalla Jotti in poi, le proposte Salvi e Amato, le leggi costituzionali del 2001 e la riforma del titolo V. Esse erano il Bafometto da esorcizzare, la quaestio inaffrontabile perché scomoda. Nessuno ha detto: la colpa è del consiglio che la approvata a maggioranza. Nessuno.
L’album fotografico della serata

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Eh sì, mi sa che avete proprio ragione…il Comitato del No non ha argomenti tecnici per rendere manifeste, dal punto di vista razionale, le gravissime accuse che muovono alla legge statutaria. E quando hanno provato a supportare le loro argomentazioni con referenti normativi hanno affermato che l’art.18 della statutaria (funzioni del presidente della regione) riproduce l’art.65 dello Statuto albertino (v. il testo della statutaria corredato dalle “note esplicative”, a cura del Comitato del No)…peccato che ricalchi alla lettera il primo comma dell’art.95 della Costituzione.
Per quanto riguarda l’intervento del Dott. Betzu, non ero presente all’incontro ma posso affermare con certezza che, come è successo, è un vero peccato perdere l’occasione di ascoltare serenamente come stanno le cose anche dal punto di vista tecnico.
Politica e diritto costituiscono da sempre un fenomeno complesso: l’una è contemporaneamente causa e conseguenza dell’altro. La politica ha bisogno di regole giuridiche; e il diritto da solo non basta.
Ormai è chiaro, perlomeno per le persone che hanno avuto la paziente attenzione di leggere e farsi un’idea sulla legge Statutaria, che i sostenitori del NO non presentano nessuna motivazione che rasenti ne l’anticostituzionalità ne l’inapplicabilità di questo strumento che invece mette le Regole in un campo dove il Garantismo Costituzionale difetta. Parlo sopratutto del Conflitto d’Interesse, il sistema di “blind-trust” di estrazione Canadese è quello che meglio regola questa parte legislativa che, e questo è evidentemente ciò che il centrodestra preferisce, senza la Statutaria resterebbe deregolato del tutto, lasciando le cose come stanno oggi niente e nessuno potrebbe impedire ad un “qualsiasi futuro Presidente” di partecipare, modificare, inquinare ed acquisire appalti, credo che la gente debba ragionare su questi punti e chiedersi se, nel paese dove il Presidente del Consiglio era anche Presidente di: Mediaset, Iperstanda, Mediolanum, Mondadori, Milan, più di 30 testate nazionali, regionali e locali d’informazione possa raffigurare Soru un pericolo, io lo trovo realmente tragico, questo ciecismo, come trovo estremamente ridicole le motivazioni del no, e non tanto per i loro contenuti, quanto per ciò che dicevano circa un mese fa quelli che ora affermano il contrario. Finisco ricordando a tutti che, visto l’andamento delle primarie, l’attacco non è alla legge, ma alla Persona del Presidente Soru. SI alla statutaria, si alla Politica con le REGOLE chiare e condivise.
Grazie Gavino. In tutte le riunioni ripeto proprio questi concetti. Il NO è un anti-Soru, non anti Legge. Soru, con tutti i propri pregi e difetti, è colui che ha rotto -avendone l’approvazione anche di chi lo ha tradito domenica- gli equilibri di potere e di affari di una vecchia classe inquinata e sempre al comando. Penso che quando lo « dovettero accettare » avessero la riserva mentale di poterlo condizionare “cammin facendo”. Benché io sia contrario al governo degli oligarchi e dei plutocrati, dove solo chi ha denaro e potere può aspirare al “potere” , valuto positivamente l’autonomia finanziaria di Soru. Quanti avrebbero voluto fare come lui e non lo hanno potuto fare perché condizionabili? So che molti compagni storceranno il naso, ma è questo un pragmatismo ineluttabile. Soru è quello che – economicamente – ad andare a casa non ha da perdere. Non dico sia un Cincinnato, ma per molti di costoro un dictator va pure bene.
[...] (almeno in questi dibattiti dei quali sono certo e dei quali fornisco anche documentazione fotografica) non la conosca la maggior parte di coloro che, soprattutto dalla parte del No, partecipano alle [...]