Siamo pronti ad organismi comuni dove i dirigenti non siano nominati dai vertici, ma col sistema classico: « una testa, un voto ».
È valsa la pena doversi sorbire la tracotanza di Storace – che pensa di dare consigli istituzionali al Presidente della Repubblica (ma il telecomando ci ha salvati dalle sconcezze più insopportabili) – nonché il nauseante esibizionismo narcisistico di Paolini, per potere assistere ad un colloquio al caminetto con Diliberto ed il direttore de il Manifesto. Il tema quello del governo, l’insufficienza del rispetto dei patti preelettorali, il lavoro e la condizione di salariati e pensionati. Dopo la legnata data dalla Rossanda alle tesi di Ichino all’Infedele una ventata di riformismo, quello socialista e non quello governativamente contro-riformista del PD ha ridato una speranza che tutto non sia perduto. Gabriele Polo, incalzato da Mentana, ha dato il suo parere comunista su quello che non va nella Sinistra attuale e che ha individuato nella mancata, ancora, unità nella poca pressione su Prodi ed il consiglio per il rispetto del programma di governo ostaggio di sindacati al ribasso (concetto espresso anche dalla Rossanda che aveva avuto una esasperata reazione dalla rappresentante della CGIL lombarda), sulla mancanza delle riforme (quelle vere) da parte di questa compagine ministeriale. Poiché il discorso aveva come riferimento la manifestazione nazionale del 20 ottobre, Diliberto ha incominciato con quell’evento dichiarando cadute, assieme a tutto il partito, le vecchie pregiudiziali che avevano portato alla divisione del 98. Anche domani, ha detto, siamo pronti ad organismi comuni, eletti insieme col sistema del “una testa un voto” e senza imposizioni dai vertici. Con il resto della Sinistra ci deve essere unità, subito, senza rinunciare nessuno alla propria identità una confederazione che se Verdi e mussi e Angius volessero potrebbe farsi sin da domani. Meglio prima che poi, lasciando per sottofondo la convinzione che con Rifondazione ci sia completa unità di intenti, senza personalismi, ricominciando dal basso (in effetti ciò sta accadendo in molte federazioni dei due partiti e Cagliari ne è ormai un esempio consolidato). A domani i commenti di stampa e PD, ma si è visto che lsa pressione ed il muso duro aumenterà (e Diliberto lo ha detto per sé) passata la manifestazione: Quello stimolo duro di cui ha parlato Polo nei confronti del Governo per non cedere ai ricatti di Dini e Mastella (che il direttore è sicuro non rinunceranno per primi e nemmeno avranno il coraggio, di passare dall’altra sponda) . Dalle notizie in nostro possesso dopodomani a piazza della Repubblica a Roma ci saranno i compagni di oltre 5oo pullman, 10 treni, una nave dalla Sardegna più quelli impegnati sino all’ultimo momento che hanno prenotato tutti i voli da Cagliari. Era ora: non possiamo sottostare ai ricatti di Confindustria che, come aveva detto la Rossanda prima e come va ripetendo Oliviero da tempo, ha preso e preso a pioggia ed indiscriminatamente. Adesso deve essere il momento di salariati e pensionati, di tutti quelli che stanno dalla parte opposta a quegli altri che da 20 anni si arricchiscono spudoratamente.

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