Vincenzo A. Romano
Renato Soru, il bocconiano, quello che “di politica non ne capisce niente” e, che – come hanno scritto, (io giudicavo con troppa fretta), due cari compagni - « Confidando nella semplice forza del consenso e dei numeri che dal consenso derivano, il Governatore ha preso atto con indifferenza della discesa in campo di Antonello Cabras, animale politico di lungo corso capace di dominare con facilità le dinamiche che governano la vita dei Palazzi del potere. Colpito a morte a causa di questo errore strategico, ha finito per forza di cose con l’essere stritolato dal perverso sodalizio tra le eterne nomenclature dei campioni del nuovo riformismo e le truppe cammellate della destra post-fascista, recatesi in massa alle urne nella speranza di contribuire all’apertura di una crisi di governo impensabile solo lo scorso aprile» non ci sta.
Ha sparigliato le carte e si è tirato fuori dagli esiti del referendum sulla Statutaria.
Poiché i promotori del NO avevano sempre detto che il referendum NON era contro il Presidente, Soru, accortosi – e solo un cieco poteva non farlo – che tutto era giocato invece sulla propria persona ha anticipato il “nemico” con una doppia dichiarazione. Una conferenza stampa prima ed un discorso ufficiale subito dopo nei quali ha detto, riassumendo il succo della “trombata” : in gioco non sono io, ma la statutaria: se la approveranno la promulgo, in caso contrario il Consiglio (52 si 2 18 no) se la dovrà modificare, io non c’entro. É qui dopo che Giulio Calvisi ritenendosi sempre il capo dei DS e Paolo Fadda (capo ancora in pectore della Margherita) hanno mollato il Presidente nella festa conclusiva alla Fiera (per non parlare di Cabras capo del “partito che non c’è” ) sono rimasti con il classico pugno di mosche in mano. Non bisogna dimenticare infatti che alle primarie per il PD il 48 e passa percento dei consensi Soru se lo è guadagnato girando fra i Sardi, il 52 di Cabras è invece frutto di robuste trasfusioni della Destra e dei forzitalioti che non hanno digerito la cacciata di Pili. Viene in mente Italo Calvino per cui se Soru è certamente il Barone rampante, i due rimangono col ruolo del Visconte dimezzato se non addirittura del Cavaliere inesistente.
Col suo sfilarsi dal risultato non ha fatto solo una finezza che ha messo in crisi quelli che lo avrebbero dovuto aiutare, ma si sono defilati; ha anche aggiunto un guanto di sfida :
«Sbagliano se pensano che col referendum mi manderanno via: ci riuscirebbero solo o con le cannonate o con una mozione di sfiducia». Chiarissimo avviso. A norma di Costituzione per mandarmi via dovrete andarvene a casa. E hanno ottenuto quello che certamente da solo non avrebbe mai fatto. Simul stabunt aut simul cadebunt. (con tre sentenza della Corte Costituzionale a certificarlo).

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