Referendum, ma allora che bisogno c’era?
24 Ottobre 2007 di arouetvoltaire
Strano comportamento umano quello che adatta i fatti al desiderio creando mondi fantastici regolati da leggi amiche. Se a vincere è l’ Orbis tertius
Steso un velo pietoso su un referendum che piaceva, e come è accaduto è piaciuto, ai propositori, ma non ai sardi le acque non si calmano anche perché il battage dei media sul denaro speso: almeno 40 euro ad elettore, e quindi 5 milioni come minimo, pesa sulle coscienze in questi momenti in cui l’agricoltura è allo stremo, le banche svendono le piccole industrie e delle persone, uomini e donne digiunano occupando un municipio e piangendo sul lavoro sbeffeggiato.
Ma non si danno per vinti. Hanno inventato una nuova regola. Se sul milione e mezzo degli aventi diritto ha votato solo il 15% è chiaro, valgono i voti attivi. E l’altro 85% che ha dimostrato di non amare il referendum (promosso da una parte dei consiglieri che lo avevano approvato !) e da un’armata raccolta strada facendo? Non contano in quanto sono passivi. Un ragionamento singolare che avalla le manganellate in luogo della resistenza passiva. Vince chi mena di più alla faccia di Ghandi e Luther King. Come in Orbis Tertius per costoro il mondo “non è un concorso di oggetti nello spazio; è una serie eterogenea di atti indipendenti”. Così se ieri era bene che i voti della destra creassero un segretario di un partito inesistente, oggi contano solo i voti della propria parte. Un mondo davvero fantastico che sarebbe piaciuto al Borges delle « Fictiones ». Comunque adesso si passa a più miti consigli. Non più l’attacco furioso, ma il : possiamo discuterne?
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