
di Maria Demurtas*
Il recente richiamo del pontefice alle farmacie pubbliche, non vaticane, di non vendere alcuni preparati farmaceutici, di largo uso in tutti i paesi della comunità europea , pongono interrogativi non di poco conto sui rapporti tra stato e chiesa. Riemerge un passato che ritenevamo superato da decenni. Quando i contraccettivi entrarono in Italia le donne dovettero combattere non poco contro il rifiuto dei medici e delle farmacie. Riemerge il ricordo del ritardo rispetto agli altri paesi, con cui le donne italiane hanno potuto usufruire della pillola del giorno dopo, a causa della opposizione del Vaticano. La recente approvazione della legge sulla fecondazione assistita è un ulteriore conferma del condizionamento della chiesa nella politica italiana.Una legge ispirata a principi religiosi che nega ai cittadini italiani l’accesso ad importanti conquiste della medicina , costringendoli a dolorose e dispendiose migrazioni all’estero. Legge messa in discussione non solo dalla classe medica, per i riflessi negativi sulla salute, ma anche da tribunali dello stato italiano per le sue incongruenze giuridiche. Si avverte un forte irrigidimento da parte della chiesa ogni qualvolta l’Italia cerca di adeguarsi ai progressi della scienza medica . Appare chiaro che l’attuale crociata è mirata contro la prossima introduzione in Italia della cosiddetta pillola abortiva, la RU486. Poco importa se il suddetto farmaco possieda numerose indicazioni terapeutiche, poiché è anche abortiva, rimane il fatto che i cittadini italiani non possono utilizzarla. Si avvertono sintomi di un integralismo religioso crescente e sempre più invadente della vita quotidiana. Sfilano, di nuovo, sui mass-media ecclesiastici che sostengono che i contraccettivi orali sono dannosi per la salute, meglio utilizzare i metodi naturali. Secondo i novelli Ippocrati la scienza medica sbaglia anche quando presenta dati e casistiche rigorosamente controllati e controllabili che garantiscono una procreazione libera, sicura e consapevole e afferma, dimostrandolo, che la pillola non solo è sicuramente il metodo contraccettivo più sicuro , ma è anche un utile mezzo terapeutico in molte patologie. Ritengo che la chiesa non «vuole» accettare tutto ciò che permette alla donna di decidere in piena libertà e sicurezza della sessualità perché non ha ancora superato la “perdita di controllo” su: la libertà della donna , la gravidanza consapevole e sulla la scienza medica che aprendo ogni giorno nuovi orizzonti mette in discussione molti «dogmi». Ricordo che, non un secolo fa, ma fino agli inizi degli anni sessanta eminenti teologi discutevano, se fosse o no lecito interrompere chirurgicamente una gravidanza extrauterina perché per costoro “era comunque un progetto divino”! La storia della chiesa è percorsa da dubbi, ripensamenti, interpretazioni e smentite ed essa, fin dall’inizio, ha ostacolato con ogni mezzo la nascita e la crescita della scienza. Oggi pretende comunque di condizionarla e di guidarla. Guardando alla storia del nostro paese, da sempre succube della volontà della chiesa cattolica, vedo una storia di sangue versato dalle donne in nome del diritto primario del feto e della tutela della sua vita eterna. Vorrei come donna e come medico, uno stato davvero libero dai dogmi della chiesa e una chiesa che tuteli la vita, principio fondamentale per tutti gli esseri umani,ma non sottoponga il diritto delle persone all’autodeterminazione ed alla libertà di coscienza, ai suoi dogmi che sono e rimangono solo “messaggi divini” soggetti alle fallaci interpretazioni degli esseri umani e validi solo per chi in essi creda.
* ginecologa, dirigente presso l’Ospedale Oncologico “Businco” a Cagliari
l’immagine è tratta da: http://comosome.wordpress.com
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