Diliberto a Cagliari: Una Iniezione di Fiducia
18 Novembre 2007 di arouetvoltaire
Una iniezione di fiducia per tutta la federazione di Cagliari nonostante brillasse l’ostracismo di alcuni al suo segretario.
L’incontro con il segretario nazionale. Uno di quegli avvenimenti che compattano la nostra federazione, la più ricca di tesserati fedeli.
Stravolgendo uno schema consueto per la partitocrazia dei giorni nostri la voce è stata quella di precari, licenziati, disoccupati ed espulsi dal mondo del lavoro e della produzione. Oliviero Diliberto, prima di esporre la posizione dei Comunisti Italiani e illustrare gli ultimi sviluppi del percorso di unificazione delle forze a sinistra del Partito Democratico ha ascoltato le voci del mondo del lavoro, se così possiamo continuare a chiamarlo dopo lo tsunami berlusconiano, quale oggi si può vedere. Precario, sottopagato o in nero quello dipendente, asfittico ed indebitato quella della piccola intrapresa privata. Non si discostavano molto le situazioni dell’impiegata precaria da tredici anni al Comune di Cagliari, nonostante una laurea, da quelle dell’agricoltore senza lavoro né pensione.

Il giovane licenziato da “Abbanoa” una di quelle imprese che fra pasticci e disorganizzazione emette bollette pazze fornendo servizi a caro prezzo e licenziamenti massicci, il piccolo imprenditore agricolo disumanizzato dai tassi bancari, uno dei settemila che in Sardegna rappresenta aziende sull’orlo del fallimento. Un quadro di umanità povera, ma laboriosa, che vorrebbe fare ma ne è impedita e quando fa trova uno stato ostile ormai asservito al grande capitale industriale e alla speculazione finanziaria folle e impunita. Uno stato, osserverà poi Diliberto, in balia dei poteri forti, delle voraci grandi imprese, che assorbono il succo della nazione e lo traducono in superprofitti e delocalizzazioni ad alto rendimento. Una sala piena sin nei posti in piedi quella del T Hotel di Cagliari che ha salutato il Segretario del Pdci con un numero inconsueto, almeno sino allo scorso anno, di giovani su cui il disastro economico della legge 30 - quella che indegni personaggi chiamano Biagi per nascondersi dietro il cadavere di un uomo ucciso dai nemici dei lavoratori - sovrasta come un macigno negli e per gli anni a venire. Una intera generazione che avrà una pensione, se la avrà, pari a poco più del 40% dell’ultima retribuzione. L’analisi di Diliberto inizia dagli ultimi anni di quel secolo breve che aveva visto, nonostante “gli anni della catastrofe”, il rafforzarsi delle conquiste dei lavoratori iniziate con le lotte, spesso sanguinose, di fine 800. Parte, nello spietato esame, dall’attuale assalto allo stato del benessere sociale (welfare), dalla eliminazione della «scala mobile» operata dal primo governo Amato nel 1992, dall’ annullamento dell’adeguamento automatico delle retribuzioni all’aumento del costo della vita. Sia detto per inciso che nell’anno delle “primarie per Prodi” il Pdci, con una campagna capillare, raccolse centinaia di migliaia di firme proprio nel senso di una sorta di nuovo adeguamento di salari e pensioni oltre che per l’abrogazione delle leggi 30 e 54 (Moratti). Appena tre anni dopo questo salasso al lavoro dipendente, ecco la mazzata della riforma Dini che taglia drasticamente le pensioni. L’attacco al lavoro salariato è devastante perché mentre prima la pensione veniva calcolata in percentuale sulla media degli ultimi anni di retribuzione, cioè del progresso effettivo di 35 o 40 anni di lavoro, la riforma del “Rospo” - come la satira lo definiva - calcola la quota della pensione sul metro dei “contributi versati”.

Sistema penalizzante, peggiorato nel 1998, che dispiega la sua ala nera nella situazione attuale. Immagina, Diliberto, un giovane dell’attuale generazione che entra nel mondo del lavoro tardi (e non sempre perché è il bamboccione di TPS) perché il lavoro manca esistendo una industria che copula con la finanza piuttosto che investire in ricerca ed innovazione. Difficilmente avrà un contratto a tempo indeterminato, perché persino gli enti pubblici tendono ad approfittare dell’iniquità della legge 30. Avrà assunzioni a tempo, rinnovabili dopo intermezzi, periodi di inoccupazione (esistono precariti ultradecennali). Prima conseguenza è l’incertezza contributiva, l’esiguità della contribuzione legata a paghe basse e ricattatorie e il lavoratore si troverà, alla fine, con una pensione che sarà al minimo del 40% della contribuzione. Meno lavoro, meno contribuzione e una vecchiaia da fame. Nel frattempo Banche e Assicuratrici raschiano il fondo del barile con la promessa, qui sostenute dallo stato, di improbabili riparatrici integrazioni future (ma non dimentichiamo la Enron). Un mondo apocalittico quello descritto dal segretario; realistico, anzi certo, ma del quale ancora si stenta a rendersene conto. Le masse, imbolsite da una televisione che non informa, i futuri poveri non se ne rendono conto. L’attacco al lavoro è l’attacco alla dignità della persona, è altamente contrario alla nostra Costituzione che pure sul lavoro ha le sue fondamenta, ma è perseguito con scientifica precisione dai poteri dell’industria e della finanza sempre più fameliche (purtroppo anche con la complicità di parte dei nostri alleati di Governo). E’ contro questa deriva di centro e di destra che deve ergersi la nuova Sinistra che faticosamente il Pdci sta costruendo con il Prc-SE, Sinistra Democratica, Verdi e chiunque voglia opporsi alla destra becera, egoista ed affaristica. Sarà un percorso a breve perché già l’8 e 9 dicembre si getteranno le basi della confederazione in cui confluiranno i nostri partiti con la propria identità e la propria storia. L’unione è necessaria e indispensabile sia per la sopravvivenza delle forze politiche (già ora uniti e con le sole forze attuali avremmo oltre novanta parlamentari) sia perché avanza una volontà di eliminare la Sinistra dal quadro politico. Affogati i DS nella deriva centrista l’attacco si rivolge contro i Comunisti e chi ancora propugna idee veramente di sinistra. La Chiesa di Roma attacca lo Stato laico con pesanti invasioni di campo benedette dai vari Mastella, Dini, e riverite da Veltroni che ne vuole sfruttare l’appoggio. I diritti conquistati dalle donne sono sotto attacco continuo. Cardinali e Vescovi si intromettono nella vita dello Stato e pretendono di condizionare il Parlamento. Tutto quanto è ritenuto pericoloso per la sopravvivenza secolare della Chiesa viene preso d’assalto con etichette d’etica cattolica ed integralista. Si attacca la pillola RU 486 perché si vuole abolire la legge 194. Affronta, Diliberto, i temi di guerra e politica estera. Anche in questo caso la Sinistra dà fastidio, per la sua fede pacifista mentre venti di guerra bushiani si apprestano a chiudere il cerchio di fuoco con l’Iran e i comunisti danno fastidio, devono essere espulsi dai poteri decisionali e preferibilmente dal parlamento. E non sono visioni. Mentre chiudiamo queste note la stampa specializzata straniera (quella italiana preferisce parlare di cronaca nera) ci dà contezza di sospetti «segnalatori»* infiltrati in Iran, mentre Berlusconi, rinunciato alla figura di Dio si crede il Presidente della Repubblica e millanta un nuovo partito e nuove elezioni. Ma cosa ne sa Berlusconi che la Costituzione prevede altra cosa?
* segnalatori sono persone altamente qualificate che, nell’imminenza di un attacco missilistico, occultano dei trasmettitori opportuni per la guida dei cosiddetti “missili intelligenti”; detti anche focalizzatori di bersaglio-
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Ragioni di lavoro e della famiglia non mi hanno fatto scendere a Cagliari per sentire a viva voce il compagno Oliviero, e quindi ringrazio per la relazione che mi ha fatto come presente con voi. viva il comunismo. Antonio
30 novembre 2007
CARO DILIBERTO,
questa, ad avviso di molti amici, è la migliore riforma che oggi si possa fare
Presidente della Repubblica eletto dalle due Camere in sessione comune perché costituisce un Organo di Garanzia
Presidente della Camera dei Deputati alla coalizione di Maggioranza
Presidente del Senato alla coalizione di Minoranza
Presidente del Consiglio con potere autonomo di revocare la nomina dei Ministri
Proporzionale puro
Bipolarismo
Apparentamento elettorale di ferro prima delle elezioni
Presidente del Consiglio espresso dal Partito che ha raccolto il maggior numero di adesioni nella coalizione di Maggioranza
Premio di Maggioranza pari al 50% degli Eletti nei Partiti Minori della coalizione di Maggioranza
Impossibilità di formare nuovi Gruppi Parlamentari
Decadenza dell’ Eletto che se esce da un Gruppo Parlamentare viene sostituito dal primo (ed eventualmente successivi) dei Non-Eletti
N.B. La attuale Legge Elettorale (riformata nel Premio di Maggioranza al Senato) risponde in
pieno alle seguenti esigenze
Professionalità in tutti i settori della Società dei candidati selezionati dal Partito e di cui il Partito si assume la responsabilità operativa ed i comportamenti sul piano morale
Esorcizzare il Voto di Scambio che discende dal controllo del territorio esercitato da AssociazioniCivili e da Associazioni Criminali
il portavoce
Max Cisbano
[...] puntuali di quelle di Elia. «Non saranno i Comunisti a fare cadere il governo Prodi» – diceva a Cagliari il 17 novembre – «ma nell’ordine, Mastella, il Vaticano e gli altri poteri forti: Confindustria e la politica [...]
[...] stati purtroppo buoni profeti. Il governo cade da destra per mano delle defezioni di Mastella e Dini, dietro pressione dei poteri [...]