Con una dichiarazione di Oliviero Diliberto
Probabilmente, e ce lo auguriamo perché in caso contrario occorreranno presidi ben più forti di quelli dell’interpretazione veltroniana : «forse è il riconoscimento di una sconfitta annunciata», Berlusconi non sa nemmeno di cosa parla. Ma lo intuisce, da populista qual’ è, ed inconsciamente lo desidera, stando alle farneticazioni dei sette milioni di firme, di indire le elezioni, di diventare il nuovo Principe. Il Führerprinzip è il suo scopo inconscio che si manifesta nella nuova formazione del “Partito del Popolo”, nato in provetta – come dice Ronconi dell’Udc – ma che a noi ricorda tanto il volksgeist della teoria del capo elaborata da Carl Schmitt in cui lo “spirito del popolo” si identifica nella volontà del capo. (v. Pietro Ciarlo, mitologie dell’indirizzo politico e identità partitica , Liguori, NA,1988). La nuova discesa in campo, tanto per rimanere nelle sue rozze espressioni calcistiche, maschera – dietro verbalismi e richiami democratici – una chiamata al popolo del quale già si sente il Führer. Qui non conta il fatto che le firme siano davvero sette milioni, ma lui ne è convinto perché lo ha “voluto e preveduto”, conta invece il fatto che ha in odio la Costituzione e davvero vorrebbe in virtù di questa investitura virtuale, sostituirsi al capo dello Stato e sciogliere le camere unico modo (ex artt. 87 e 88 della Costituzione) per andare a nuove elezioni. Il principio è destabilizzante e Berlusconi non va preso sottogamba anche se – per ragioni di bottega – gli attuali alleati per ora ne prendono le distanze. I commenti sulla stampa, che non rileva la pericolosità del fenomeno o non lo vuole fare, sono cronacistici ed attendisti: «vuoi vedere che questo ci riesce a allora…». Questo appello al popolo, questo partito del popolo che è il suo partito perché lui lo ha creato, è una costante delle posizioni antistatali che già combatteva Mortati contro le teorie che, agli inizi dl 900 avevano invaso la dottrina tedesca negando la personalità dello stato e quindi la personalità in generale, a favore della “comunità del popolo” quella Volksgemeinschaft (v. anche)che avrebbe espresso la propria volontà attraverso la persona del suo interprete il Führer. Una china pericolosa; da fermare in tempo.
Diliberto: «Berlusconi è più pericoloso che mai»
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