Vincenzo A. Romano
Pomeriggio di festa a Monserrato, comune alle porte di Cagliari per l’ inaugurazione di una sezione “triangolare”, un modo plastico per caratterizzare il nuovo organismo che non si connota come semplice sezione di un comune, ma che è la vera sezione territoriale cui fa riferimento lo statuto del nostro partito e che insiste in tre comuni: Selargius, Sestu e Monserrato. I Comunisti italiani non avevano radicamento nei primi due, dove ora vantano una ventina di tesserati nel corrente anno. Un poco diverso il discorso di Monserrato dove lo scorso 10 settembre la storica e gloriosa sezione “Antonio Gramsci diventava inoperativa per mancanza di tesserati alla chiusura della campagna annuale. Gli oltre quaranta compagni del territorio fremevano per lavorare ufficialmente in seno alla Federazione di Cagliari, ma i tempi sono quelli che sono. Tre sezioni, tre affitti, tre telefoni, tre di tutto insomma non era un traguardo pensabile per un partito comunista coi chiari di luna che corrono, né la buona volontà dei tesserati, quasi tutti precari, avrebbe sopperito alle richieste di mercato. Dopo lunghe discussioni, indecisioni, tentennamenti la sezione, che già era stata approvata dall’80% del comitato provinciale alcuni mesi fa doveva vedere la luce e ciò è accaduto questo pomeriggio alla presenza dei tesserati e degli ospiti fra i quali segnaliamo l’assessore Provinciale del PSdAz Mureddu e la compagna della direzione nazionale dei Comunisti italiani: Maria Demurtas, mentre naturale, perché iscritta alla sezione, quella dell’assessore provinciale del Pdci Maria Carla Floris.

Il “congresso straordinario degli iscritti” si è aperto con i saluti del Garante: Antonello Littarru, segretario della federazione calaritana (o de Casteddu) che nel suo discorso introduttivo (leggi qui) ha proposto ai compagni di dedicare la sezione all’indimenticato Giorgio Amendola, storico combattente antifascista, partigiano e compagno dalla grande cultura gramsciana, difesa proletaria, meridionalista ed europeista convinto. Fu Amendola a portare nel PCI Altiero Spinelli e la ventata del «Manifesto di Ventotene». Giorgio Amendola, il grande organizzatore, il nemico della pigrizia intellettuale e dell’ opportunismo spicciolo. Diceva di lui il Segretario nazionale Oliviero Diliberto : « Il mio punto di riferimento era Giorgio Amendola. Sono rimasto lì. Tutti gli altri mi hanno scavalcato a destra ». Vi risparmio le procedure canoniche, della nomina delle commissioni: politica ed elettorale e dei loro lavori per concentrarmi sul clima e sugli interventi dei compagni (taluno ha abbandonato – proprio a Selargius – gli incarichi direttivi nei DS, dopo la svolta involutiva del PD, per passare nelle nostre fila). C’era entusiasmo, nella «sezione Amendola» e voglia di tornare sul territorio. E un appello ai giovani che sono la linfa per il nostro partito e per il percorso futuro. Nessuno degli intervenuti ha trascurato questi due punti che sono considerati essenziali per l’ulteriore crescita ed il radicamento nel territorio. E’ un grande bacino dove tutte le condizioni sono rappresentate: il disoccupato, il precario, chi è stato espulso dal mondo produttivo e chi lo ha abbandonato dopo una vita di lavoro duro. E nei vari interventi queste sono le realtà emerse, la voglia di fare, di combattere di andare avanti nella difesa del welfare e della sicurezza sociale. Non sono mancate le frecciate ai moderni partiti “del predellino”, ma nemmeno le paure per la rincorsa al centro di forze che una volta ci erano compagne ed ora hanno ceduto – raggiunti i posti di potere grazie ai lavoratori – alle lusinghe del nuovo mondo liberal-liberista, dei poteri forti, del tentativo di marginalizzazione del Pdci e della Sinistra tutta grosso ingombro e neo nella coscienza di chi vuole avere le mani libere nel governo dello Stato. All’unanimità sono state elette le cariche direttive, il tesoriere ed il segretario, il giovane Sebastiano Deidda (già segretario della Gramsci) come all’unanimità è stato licenziato il documento politico (leggi qui).

English version


































E’ una cosa fortissima. E’ finito il comando, speriamo di poterci iscrivere al partito senza dovere prendere impegno per il lavoro. muratori si, servi no
Sono contenta di vedere che è stata aperta una nuova sezione a Monserrato dedicata a Giorgio Amendola, oggi che tra l’altro ricorre il centenario della nascita. Ho sempre votato il Pdci però non mi sono mai tesserata perchè non ho mai sentito l’impegno politico a Monserrato, perlomeno a livello comunale non mi ha mai coinvolto. Spero in una svolta , per ora attendo intanto faccio gli auguri ai nuovi eletti.
Auguri ai compagni, liberta finalmente. Mi iscrivo
sono un compagno di nuoro, che segue ogni giorno questo sito, ho sempre votato pdci, ma ancora non sono tesserato, perchè qui d’inverno, forse per le strade ghiacciate non circolano le tessere. sono particolarmente felice per l’apertura di una nuova sezione,e spero vivamente che quest’esempio venga portato anche da noi, dove la teoria dovrebbe lasciar posto alla pratica e le sezioni dovrebbero essere numerose come numerosi sono i nostri voti. auguri e buon lavoro ai compagni dell’amendola e a te che curi questo sito che ci tiene sempre informati.
Un grosso in bocca al lupo ai compagni della “AMENDOLA”
da anni seguo il Pdci con interesse, ora con la nascita di questa sezione che lavora su tre paesi, compreso il mio, (SESTU) farò la tessera e ove servisse darò una mano. Era ora che anche Sestu avesse la propria sezione..
buon lavoro!!!
Ho letto l’articolo, ho visto le foto e letto i commenti. Sono anche io felice per la nascita della nuova sezione. Voglio intervenire per porre una domanda con la speranza che qualcuno mi risponda. Conosco molti compagni che ora mi dicono di essere fuori dal partito. Cosa farete per recuperarli o pensate siano compagni che debbano andare con Licheri, Cugusi, Cugini e compagnia per ingrossare la sinistra democratica?
Il radicamento del partito nel territorio è di buon auspicio per far conoscere le proposte di governo che sollecitiamo nell’interesse dei lavoratori e delle generazioni a venire!
Alla lotta! E senza nostalgiche zavorre e con la mente libera da interessi di bottega lavoriamo alla costruzione di una società democratica dove prevalgano il bene ed il bello Collettivo! Auguri Compagne e Compagni della neonata sezione territoriale Amendola! A chent’annos in salude, dignitade, paghe et armonia pro su populo dessa sinistra unida! Fraternamente Liberato
Cari Compagni,
Le vostre riflessioni altamente politiche traducono il cruccio della “cosa
politica”che in questo Paese, per tanti anni ha provocato il disamore e il
disinteresse da parte dell’elettorato di sinistra (almeno di quanti credevano
che votando “Prodi” si stesse votando a sinistra…).
Vedete Compagni, se me lo permettete, io aggiungerei che la nascita del PD è stata
programmata con inciuci autorevoli proprio per rispondere a necessità
di “riconquistare” tutta la fascia ex dc/neofascista che, non avendo più
la “mamma democraziacristiana”, aveva infoltito le file dell’elettorato
berlusconese.
Ragione, questa, che, in maniera automatica, vede “vicini e contenti” Berlusca
e Veltro”…
D’altronde, all’inaugurazione della nascita del PD Berlusconi c’era…eccome
se c’era!!!
Quello che rischiamo noi “PdCI”,ora, purtroppo, è che la riforma delle
legge elettorale così come sarà varata, debellerà la nostra presenza politica.
D’altronde, benché presenti in parlamento e al Senato, non abbiamo alcun peso
sulle decisioni “dirigiste” assunte anche a colpi di “voto di fiducia”.
Io non voglio, quì, fare un discorso di filosofia politica, ma ritengo che in
tutto questo “ambarandan” è venuta a mancare drammaticamente la chiara visione
dello sfascio etico-politico-istituzionale di cui è vittima tutto il sistema
Paese.
Per quanto mi riguarda, l’ho denunciato varie volte con i compagni di base e compagni del vertice per iscritto e lo
ribadisco: abbiamo perso il treno….
perchè, se invece di guardare ognuno il proprio ombellico, con relativo
proprio tornaconto, si fosse pensato al popolo italiano nel suo insieme –
accomunato da crescenti e sempre più urgenti problemi di vita e di lavoro, la
sinistra, non intendo noi del PdCI,(qualora esista ancora) sarebbe ridiventata il faro del Paese.
Invece No. Invece si è continuato ad andare ognuno per la propria strada,
spezzettando all’infinito l’elettorato comunista che ha tanto sperato in un
serio, sentito e strutturato impegno da parte di tutte le forze di sinistra
presenti in Parlamento e al Senato.
Per altro verso, non credo che al lavoratore “tradito” nelle sue aspettative,
interessi molto il simbolo. Il lavoratore ha un solo simbolo: IL LAVORO con
annessi e connessi economici e di diritto.
Voglio ricordare che nel paese del “bengodi” otto milioni di persone vivono al
di sotto della soglia di povertà, perchè non hanno lavoro, perchè – se
qualcuno ce l’ha – guadagna meno di mille euro al mese, e spesso in una
famiglia composta da quattro persone, lavora soltanto l’uomo…
Famiglie intere sono flagellate dai debiti, dagli sfratti e tante aspettano
una semplicissima “casa popolare” che molti “signori deputati di sinistra”
hanno comperato per due soldi e che hanno trasformato – con i loro lauti
trattamenti parlamentari (soprattutto a Roma) in vere piccole regge…
Gente che muore negli ospedali da Brescia a Vibo Valentia (come è stato il
caso ieri l’altro) per una semplice tonsillite…
Allorquando sui canali televisivi viene invitato Oliviero Diliberto, gli
applausi piovono a riprova del riconoscimento della giustezza delle sue
proposte, ma Oliviero e noi con lui siamo sempre più soli…Non credo
in “alleanze” di comodo, avrei creduto, invece, in alleanze copartecipate e
solidali. Pertanto, Sinistra arcobaleno dovrebbe avere insito soltanto la
Comunità di intenti. L’arcobaleno, simbolo di pace, a mio avviso è l’unico
segno distintivo della sinistra realmente unita.
Un fraterno saluto.
Giovanni Urracci