« L’Eredità FerraMonti » (un Libro Per Natale)
5 Dicembre 2007 di arouetvoltaire
Avevamo già consigliato una lettura “forte” con Marguerite Yourcenar ed il suo “Memoires d’Hadrian”. Suggeriamo ora il libro di Chelli che esaminia spietatamente il “generone romano”, piccolo gretto, arrivista e grigio. E’ una realtà cruda, fosca dove - liberi dal padre - i tre figli vanno verso l’autodistruzione. La trama del libro è scarna, ma già rivela la grettezza e la pochezza degli eredi. (Dal libro fu tratto l’omonimo film con Gigi Proietti e musiche di Morricone)
Nella Roma del primo Novecento il fornaio Ferramonti , deluso dai figli Pippo , Mario e Teta sempre in lotta tra di loro, chiude l’attività e lascia loro solo poche briciole. Con i soldi lasciatigli, Mario fa il puttaniere e gioca in borsa; Teta sposa un funzionario statale della Roma Umbertina; Pippo apre una ferramenta e sposa la figlia del proprietario, Irene . Ma Irene è un’arrampicatrice sociale: inganna Pippo solo per arrivare a Mario e quindi al vecchio Ferramonti. Riuscirà ad entrare nelle sue grazie, rendendo nel frattempo Pippo un alcoolizzato e Mario un suicida, tanto da farsi nominare erede universale, ma il marito politicante di Teta la lascerà in braghe di tela.
E’ l’opera più nota di Gaetano Carlo Chelli, che Pier Paolo Pasolini giudicava «dopo Verga e prima di Italo Svevo». Nacque a Massa nel 1848. “Presente a Roma dal 1878, intraprese una intensa carriera di pubblicista; a partire dal 1883 è redattore della Cronaca bizantina su cui pubblica anche numerosi racconti. Il suo successo è legato a racconti e romanzi di impronta verista ambientati nella Roma fine Ottocento. In L’eredità Ferramonti (1884), primo romanzo di un progettato ciclo dal titolo Vita romana, l’autore cerca di realizzare uno spaccato della neocapitale attraverso la storia di una famiglia di commercianti; le vicende private dei Ferramonti si intrecciano con quelle politiche e finanziarie della città, realizzando un affresco a fosche tinte in cui dominano corruzione morale e ambizione politica. Morì a Roma nel 1904”. (Note biografiche a cura di Daniela Gangale)
Prefazione
Ho intrapreso un’opera vasta di osservazione, nella quale i punti d’ombra e di luce si avvicendano naturalmente, come si avvicendano nella battaglia umana, di cui tento ritrarre alcuni episodi. Quello che segue è fitto di ombre. Non premetto l’avvertenza per farmene scudo contro le suscettibilità pronte e ringhiose della morale borghese. Mi ci trovo indotto piuttosto, perché non si arrivi fino ad incolparmi di respingere dall’opera mia la estrinsecazione di sentimenti alti e puri, anche ridotta alle funzioni di antitesi artistica. Se cosí fosse, tradirei la verità per partito preso, mancando al solo scopo che mi sono prefisso. Pel caso, adunque, che mi tocchi qualche lettore, combattuto fra il desiderio di restarmi fedele ed i paurosi presentimenti delle mie scelleratezze, posso promettere che, procedendo insieme, non incontreremo sempre putredine.
Gaetano Carlo Chelli . Roma, luglio 1883.
Finale
…Durante tutto un mese portarono in giro lo spettacolo dei loro visi angosciati. Poi il cavalier Paolo rassegnò le sue dimissioni. Si montava la testa con mille progetti grandiosi. Mulinava di entrare nella carriera politica, facendosi eleggere deputato. Nell’intimità, Teta gli prodigava adorazioni idolatre…
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Caro!
sei tu che scrivi il reso di quel libro o è copiato?
sembra considerevole!
dicevo, la critica non la trama
ciao
Mio, con i primi 2 righi della bio. Leggi, se ne hai voglia ed ogni tanto:
http://esserecomunisti.wordpress.com/
per Fiha, conosco arouetvoltaire dal 1961, non copierebbe nemmeno una cosa sua. ma è un furbone. Quel libro è una metafora e se lo conosco , ecome lo conosco, sta descrivendo un fatto di cui è a conoscenza o conosce direttamente, Fidati
Dai Angelo!
me lo sto sruffianando il bravo Vincenzo…
vorrei che scrivesse un giudizio su opere mie,
/scelto tra diversi candidati/
Per me è l’unico che rende egregiamente, ha un’anima sua, mai copiata, furbo di applicazioni straordinarie e linguaggio sciolto, forbito e prolifero, quasi unico ad intuire ed addentrarsi nell’anima dello scrittore…
bien
/l’ho detta grossa,eh?/