
di Vincenzo A. Romano (con servizio fotografico dell’evento)
Con la presenza della compagna Maria Demurtas – della Direzione nazionale del Pdci -la federazione di Cagliari e la neonata Sezione del Pdci dedicata a Giorgio Amendola, sezione che è ancora in attesa dei crismi di approvazione delle autorità nazionali del Partito dei comunisti Italiani, aveva da tempo in fase organizzativa (dopo circa tre anni di assenza di manifestazioni su territorio) un seminario sulla nuova esigenza di creare dal basso posti di lavoro senza l’assistenzialismo pubblico: l’Ospitalità diffusa che è anche un modo di crescita delle comunità civili, di aggregazione, dialogo e soprattutto “cooperazione”, una voce che ancora di declina con difficoltà in terra sarda. Ciò si è potuto realizzare in un periodo poco felice (quello natalizio) che ha imposto l’assenza dalla partecipazione della più grande scuola alberghiera sarda, appunto quella di Monserrato, ma è stato un seminario colto, pregnante e che ha messo le premesse per nuovi incontri soprattutto per l’interesse dei politici, degli stessi operatori presenti, ma soprattutto per l’associazione dei confesercenti. Assente per indisposizione il segretario della sezione Sebastiano Deidda i compiti di moderatore sono caduti su Vincenzo A. Romano (federazione Pdci di Cagliari) che ha introdotto il problema partendo da alcuni fenomeni sociali che negli scorsi decenni hanno portato a Cagliari un fenomeno complesso di urbanizzazione seguito da un flusso di deurbanizzazione che ne ha interessato l’hinterland e la città di Monserrato in maniera molto importante. « L’ affollamento delle città seguito ai fenomeni di grande urbanizzazione che hanno colpito, purtroppo negativamente, l’Isola negli scorsi decenni privando le campagne e i pascoli di quelle braccia che avevano retto la struttura economica a carattere agropastorale della Sardegna hanno – nel tempo – creato varie trasformazioni sociali che, per la mancanza dello sperato “posto di lavoro” sono state origine di vari fenomeni di allarme sociale e aumento della povertà diffusa. Le devianze giovanili nate e cresciute in questo mondo di instabilità economica hanno fatto da contorno ad una criminalità diffusa (quella che impropriamente i media chiamano microcriminalità) che ha destato man mano un crescente allarme di sicurezza sociale e personale che , come un riciclo ha portato alla deurbanizzazione della città una volta meta di sogni e speranze anche perché, nel frattempo, la vita della grande città diveniva difficoltosa per caro vita, mancanza di alloggi, totale assenza di luoghi per crescere meno caoticamente i figlioli. Il territorio di Monserrato, per la sua contiguità urbana con la grande città è una delle prime “vittime” di questo fenomeno che non è lontano dalla situazione di quello status che una volta era chiamato “città dormitorio”. Un luogo cioè in cui alla popolazione originale si aggiungevano, man mano altre realtà sociali che per la principale caratteristica che li distingueva: “il pendolarismo” costituivano una «discontinuità» sociale e culturale con usi, esigenze, abitudini totalmente diverse dal nucleo originario. Una politica insensibile non si è preoccupata, negli anni, di creare condizioni di integrazione fra le due componenti che per un certo tempo hanno vissuto in due “mondi” paralleli con scarsa interattività. Ne è derivato che man mano che il tessuto demografico della città cresceva, diminuivano le occasioni di interazione, cresceva il disagio perché alla originaria comunità i nuovi venuti si “aggiungevano” in successive stratificazioni con scarsa e poca interazione. Un fenomeno non solo locale, ma comune a questi tipi di de urbanizzazione in territori degli hinterland, che ha cominciato ad essere studiato e cui si è cercato di dare soluzioni nuove : la integrazione, l’aggregazione, il dialogo, la ricerca di spazi comuni collettivi. In pratica è nata l’idea della “Collettività diffusa”, una collettività che tragga dall’interno della nuova aggregazione le forze per la sopravvivenza, il guadagno e lo sviluppo senza che questo comporti il continuo assistenzialismo da parte dello stato o degli enti pubblici. Questo incontro è destinato, per quanto riguarda Monserrato, a discutere di tale nuova concezione di progresso che sarà, o dovrebbe essere, culturale, sociale, interattiva e contemporaneamente di sviluppo economico». Dopo questa premessa l’ingegnere Efisio Sanna, consigliere comunale a Moserrato ed alla Provincia di Cagliari per il Pdci, ha portato i saluti del sindaco Mario Sini (assente all’ultimo momento per motivi familiari ineludibili) e quindi il seminario è iniziato con una grossa e documentata relazione di Maria Carla Floris , Assessore (Pdci) – fra l’altro- al Lavoro nella Provincia di Cagliari che ha esaminato il fenomeno e la grande sfida dell’Ospitalità diffusa sotto l’ aspetto, precipuamente, dell’occupazione che ne è indotta. L’Assessore ha inquadrato il problema nel suo aspetto centrale: il turismo. Turismo che in Sardegna è da una parte risorsa naturale bellissima, dall’altra – specie per quello di élite della Costa Smeralda e qualche altro punto famoso, per la media dei cittadini inaccessibile e in fase di decozione sia per la saturazione raggiunta sia perché gli operatori hanno puntato tutto sulle coste tralasciando o sfruttando poco gli oltre ventimila chilometri quadrati rimanenti in un interno ricco di paesaggi mozzafiato, forre, canali, vette, boschi di meravigliosa fattezza. Il turismo in mente della Floris è quello dell’ospitalità diffusa nei centri dell’interno, nelle cittadine ricche di manufatti bizantini, pisani e chiese templari. Vestigia lasciate da arabi, vestigia autoctone e quelle che si sono affastellate nelle varie dominazioni subite dall’Isola. La soluzione ? Quella dell’ospitalità diffusa che ha tre importanti sbocchi, il bed & breakfast, l’affittacamere o la più innovativa quella dell’albergo diffuso. Continua l’Assessore Floris « Tra le varie ipotesi di ospitalità diffusa, voglio soffermarmi su quella che a mio parere costituisce la forma più idonea a creare e sviluppare occupazione, l’albergo diffuso, che può rappresentare un vero e proprio modello di gestione territoriale, un volano per l’economia dei territori, senza stravolgere il ritmo di vita dei nostri centri vengono recuperati interi borghi, mantenendone le caratteristiche tipiche e garantendo al tempo stesso al turista tutti gli standards propri di un servizio alberghiero. L’Albergo diffuso è una delle espressioni migliori di politica di valorizzazione del teritorio perché un sistema di ospitalità turistica innovativo, basato sul coinvolgimento delle istituzioni e delle popolazioni locali.
L’idea che sta alla base dell’albergo diffuso è quindi quella di realizzare nuove strutture ricettive nei centri storici delle nostre città, senza costruire nuovi edifici ma valorizzando gli edifici già esistenti e offendo al turista l’opportunità di conoscere i nostri centri storici, vivendo a stretto contatto con i suoi abitanti». In poche e semplici parole l’Albergo diffuso consta, nell’attuale legislazione di : un complesso pilota in cui insistono le mense, le cucine, i luoghi e i modi di incontro, le strutture di socializzazione completato,nel raggio di duecento metri, da strutture per il riposo; camere attrezzate di letto e servizi dove ci si ritira dopo i momenti di aggregazione e di esplorazione del territorio, delle componenti artigiane dei monumenti e quant’altro. La Floris cita alcuni esempi che già hanno avuto luogo in Sardegna e chi si potrà impegnare per questo nuovo tipo di impresa perché sempre di intrapresa privata si tratta, ma che viva non di “sussistenza pubblica” benché il pubblico dovrà fornire agevolazioni, (specie con l’eliminazione della elefantiaca burocrazie) ed indica ciò che è di spettanza a Provincia e Comune: « La provincia potrebbe seguendo l’interessante esempio della Prov. di Isernia, che ha promosso un progetto per la diffusione dell’Albergo diffuso, concorrendo attraverso l’attivazione di nuove realtà imprenditoriali, alla rivitalizzazione dei centri storici, agendo principalmente con 4 azioni strategiche:
Ø Sostegno agli imprenditori privati per il recupero e la ristrutturazione deigli edifici;
Ø Sostegno alle amministrazioni locali per la realizzazione di progetti di arredo urbano;
Ø Incentivi alle PMI operanti nel comparto del commercio , ristorazione, servizi turistici, ambientali e culturali;
Ø Formazione manageriale per i neoimprenditori in campo turistico;
Ø Costituzione di una rete tra tutti gli imprenditori e gli altri operatori del turismo.
L’amministrazione comunale potrebbe decidere di destinare parte delle risorse del Fondo Unico alla nascita dell’albergo diffuso.
E poichè l’esperienza ha insegnato che uno dei problemi maggiori è rappresentato dalle autorizzazioni amministrative rendere più agevole e rapido percorso amministrativo attraverso un dialogo aperto con il cittadino che vuole cimentarsi in questa esperienza.
E’ importante ottenere in tempi rapidi:
§ Il cambio di destinazione d’uso delle case da uso abitazione ad uso ricettivo (Comune)
§ Un’unica concessione per tutte le richieste di concessione edilizia presentate per ciascuna delle case riferite all’Albergo diffuso (comune);
§ Richiesta e ottenimento in deroga da parte della Asl per le altezze dei soffitti delle case dei centri storici rispetto alle normative vigenti;
§ Ispezione in tempi brevi da parte della Asl alla fine dei lavori per i locali cucina e ristoranti; ed ispezione per l’autorizzazione all’esercizio di attività di somministrazione di aimenti e bevande.
Il dottor Mauro Cadoni, dirigente del settore Turismo ed Attività produttive della Provincia di Cagliari ha meglio specificato come si possa realizzare l’Ospitalità diffusa indicando le tipologie delle strutture ricettive, le norme a contorno e le prospettive future. Abbiamo già detto qualcosa sull’intervento di Cadoni quando abbiamo descritto l’Albergo diffuso che egli giudica il migliore per la realizzazione di questo tipo di progetto perché si tratta di qualcosa di importante, complicato, ma redditizio nella gestione e più rispondente al concetto di questo nuovo turismo. Si tratta infatti di una vera e propria impresa che appunto si articola nel raggio di 200 metri in un centro storico di per sè ricco di valenza propria. Cita le leggi che ne regolano la nascita e la gestione, il regime fiscale, peraltro agevolato, le prospettive future che ne vorrebbero la diffusione anche al di fuori dei centri storici e con una estensione da 2 a 300 metri del complesso. Illustra inoltre altri aspetti del turismo minore, come quello del sistema dell’affittacamere e del beed & breakfast che comunque risultano tutt’altra cosa del progetto in discussione. Ad occuparsi di associazioni degli operatori economici e gli enti locali con le carie sinergie e criticità è il Segretario Regionale della Confesercenti Carlo Abis che affronta il punto di vista della categoria. Che è aperta, interessata e segue di buon occhio sia le realizzazioni fatte nell’isola che sulla Penisola. Imprese che svolgono un lavoro altamente qualificato ed apprezzato. La Sardegna in questo senso potrebbe trarre enormi vantaggi. Intanto si tratta di strutture che sotto il profilo della valutazione (come aveva detto il dottor Cadoni) sono alberghi a tre stelle, in seconda battuta – che è la più importante – la confesercenti valuta che il turismo annuale nell’Isola sia ben al di sopra degli undici milioni ufficiali, ma si avvicini – o superi i trenta milioni di anime – una potenzialità immensa non convogliata nelle strutture ufficiali, ma che si distribuisce nelle “seconde case” che i sardi locano (a prezzi salati) nei mesi da luglio settembre. Migrano nei campeggi improvvisati, si distribuiscono comunque sul territorio e sarebbero la linfa ideale per questo tipo di accoglienza. L’ingegner Enrico Floris, funzionario del Credito Industriale sardo ed esperto conoscitore dei sistemi di finanziamento d’imprese ha riallacciato tutte le tematiche affrontate in precedenza esaminandole sotto il punto della fattività pratica del progetto di ospitalità diffusa. Il denaro intanto è presente con gli stanziamenti “a prestito d’onore” garantiti per metà dallo Stato e per metà dalle banche erogatrici, non si tratta di somme enormi, ma possono costituire le base per la creazione di posti di lavoro sia da parte di singole persone sia con un sistema “cooperativo” di più soggetti che si uniscono in un medesimo progetto più grande. Dopo avere dato anch’egli un giudizio molto positivo sull’ospitalità diffusa è sceso nei particolari della burocrazia che , il più delle volte ritarda i processi, li ostacola più che incentivarli, disamora quindi dall’intrapresa . Le conclusioni finali ad Efisio Sanna, ingegnere urbanista e Consigliere Pdci che ha fatto tutto un quadro della situazione del territorio monserratino la sua architettura della “lolla campidanesa” che ben si presta alla bisogna. Sono così sfilate le tipologie, i quartieri, le opportunità e le possibili ubicazioni su di un terreno molto vasto con quasi sette chilometri quadrati e d una forte densità abitativa di oltre 3200 abitanti per kmq. Terminate le precise conclusioni e l’ampia argomentazione , tutti al rinfresco presso il ristorante Taverna 1860 in via Tito, 56 di cui non parleremo mostrandovi le foto.

English version


































- Se la politica nega i suoi simboli –
Altri morti sul lavoro, altri operai che per guadagnarsi il salario perdono la vita, nel mentre… il martello simbolo della nostra “classe” scompare dalle bandiere, così come sparisce la falce che ha sempre contraddistinto il mondo delle campagne. C`è qualcosa di tutto in questo, la sinistra si disfa dai suoi simboli, nel momento in cui ci sono interi strati della società che dalla politica vorrebbero essere rappresentati e soprattutto tutelati. Perché i problemi di una volta ci sono ancora tutti, si ripropongono magari con nomi di dinamiche nuove ma la sostanza è la stessa. Lo sfruttamento e la logica del profitto a tutti i costo continua a dominare, ne sanno qualcosa gli operai delle fabbriche torinesi, gli agricoltori afflitti dai mutui, i ragazzi do mille call center… togliere i simboli da una bandiera non fa scomparire le discriminazioni, impoverisce solo di storia e significati di un percorso passione e desideri che non si sono mai tramutati in conquiste. Questa corsa frenetica a cambiare nomi e simboli per essere al passo con i tempi, mi pare sinceramente astrusa ( diffide intendere ) , come se fosse il tempo a definire la nostra esistenza e non noi a determinare il suo scorrere. Il mondo è quello che noi vogliamo che sia, brutto o bello per quel che noi siamo, darci un`altro nome o cambiare casacca , ma noi restiamo sempre quelli di prima, cosi come un`ingiustizia sarà sempre un sopruso o una lotta di liberazione una necessità di discossa. Mi pare invece che si cerchi di andare in senso contrario, di svuotare ogni cosa di volasi e significati, d`inventare nuove coniugazioni per ciò che invece è già chiaro. La smania di distinguersi dal passato porta unicamente ad una grande confusione, forse mai come adesso, invece ci sarebbe bisogno di tornare a chiamare ogni cosa per ciò che è. La storia non ha la nostra fretta, al contrario si stratifica, si rafforza, dona saggi ed insegnamenti. Dobbiamo essere convinti che il modello pubblicitario adottato alla politica, alla lunga non paga, la bella confezione che non racchiude nulla abbaglia per qualche giorno, ma poi lascia inevitabilmente delusi. Il modernissimo è moda effimera e allontana ancora di più la gente dalla partecipazione, distanzia chi desidera contare di più e chiede ai suoi rappresentanti di parlare chiaro.
Per la Svizzera
Giovanni Urracci