Con il nuovo anno occorre fare subito delle riflessioni oggi che la Federazione è forte avendo conservato, in buona sostanza, il tesseramento di quello trascorso (era un congressuale) perché gravi e duri si presentano questi prossimi tempi a venire. La realizzazione della Confederazione della Sinistra a livelli di sezione e federazione, le prossime elezioni amministrative in almeno quattro o cinque comuni, la gestione di un numero di sezioni che nello scorso anno abbiamo praticamente raddoppiato. Non meno importante è la funzione che dovrà svolgere la FGCI riorganizzata secondo il nuovo Statuto e prossime sono anche le elezioni regionali che saranno combattute allo stremo perché dopo l’annuncio della ricandidatura del presidente Soru (la decisione è stata esplicitata lo scorso 28 dicembre) le forze di centro destra daranno una battaglia asperrima mentre non sarà tutto indolore quanto avverrà all’interno di quella vecchia Unione sardista e autonomista che ci portò alla vittoria quattro anni or sono. Il compito delle federazioni sarà quello di raccogliere voti e proseliti, ma anche di mettere in campo le politiche che filtreranno dal nazionale e attraverso l’organizzazione regionale. Federazioni che quindi devono essere unite, radicate nel territorio forti e realisticamente attive. Federazioni organiche, eterodirette, con precipue caratteristiche, una certa dose di autonomia e guidate da una segreteria regionale che produrrà uno sforzo immane che certo non stiamo ad invidiare considerati i pochi margini ed i molti ed impegnativi passaggi. Raccogliere le fila generali per gestire un così immane lavoro non è nostro compito, ma ce ne preoccupiamo e rimaniamo fiduciosi in attesa. Nel frattempo stringiamoci attorno ad alcuni punti che già prendemmo in esame e che ora è tempo di ristudiare e rimeditare.
Vincenzo A. Romano
(A.Gramsci, Ordine Nuovo, 1° novembre 1924)
Mutatis mutandis l’intuizione (e dottrina) di Gramsci si impone ancora con la forza che prorompeva dalle idee di quel minuscolo sardo dalla testa immensamente grande rispetto al mortificato se pur forte ed allenato corpo. Il fatto è che i molti che lo studiarono hanno dimenticato, gli altri non lo conoscono se non per un sentito dire, nell’iconografia delle sedi del PdCI accanto a Togliatti e, soprattutto Enrico Berlinguer. Di tutti e di moltissimi che li seguirono di volta in volta abbiamo un ritratto sbiadito dalla poca conoscenza e soprattutto dall’ignoranza del loro pensiero che viene citato per formulette e mai abbracciato come stile di vita. Il problema non è nuovo se appena dopo venticinque anni Mao Dse Dong faceva aspri richiami sulla gestione collegiale del partito.(1)
Dico di più la Federazione che così si trovasse od agisse non avrebbe più quell’indipendenza e responsabilità politica da permetterle un autonomo sviluppo e torneremo a Mao. Il quale si preoccupa di cose elementari, come il “parlarsi alle spalle” invece che chiedere agli organi dirigenti perché –e qui non c’è occorrenza del pensiero cinese- se sorge un problema occorre, e si deve, portarlo all’attenzione dei compagni, affrontarlo, discuterlo e naturalmente risolverlo. Questo è il compito nel Partito delle Sezioni, nelle aggregazioni territoriali, nei Comitati su fino al comitato centrale.
Ogni diverso comportamento avrà nefaste conseguenzeInimicizie e sospetti fra i compagni;
Caduta dello spirito di iniziativa e progettazione politica;
Subordinatezza a Comitati e segreterie di superiore livello.
La federazione, così fatta, perderà la propria funzione di indirizzo politico territoriale, non acquisirà le conoscenze dei problemi e istanze del territorio e sarà l’anello debole di tutta la struttura che si ripercuoterà, verso il basso con l’inattività delle sezioni; verso l’alto nel non rappresentare al Comitato regionale la spinta che dal basso proviene dagli iscritti, dai lavoratori e dalla realtà sociale.
L’autonomia funzionale della Federazione è quindi essenziale per la vita del Partito, così come lo è la gerarchizzazione delle Sezioni che non devono assumere ciò come elemento di limitazione, ma accoglierlo con spirito di collaborazione e sostegno. Di pari passo la Federazione sarà organica alla struttura regionale ed alla Direzione nazionale senza che queste, nel contempo, ne tarpino iniziative e la sopravanzino in campo decisionale.
Nel quadro vasto del partito, riprendendo un vecchio esempio marxiano –poi caro a Gramsci- potremo fare un’interpolazione sulla funzione della struttura e delle sovrastrutture. Esse non sono avulse o sovraordinate o sottordinate se considerassimo Sezione, Federazione e Organi Centrali dovremo avere in mente quanto segue: le sezioni sono la carne viva del Partito, gli Organi centrali la pelle che tiene unita la carne e la Federazione è quel sottilissimo strato intermedio che unisce la carne alla pelle e permette, data la sua intrinseca elasticità, di fare in modo che anche il peggiore agglomerato assuma la sua propria forma organica.
Vedi anche:
http://www.pdcicagliari.altervista.org/POLITICA/Gramsci_il_partito_2.html
http://pdcicagliari.altervista.org/Web/Zibaldone.htm
1 Soprattutto in “Opere scelte” Vol IV Metodi di lavoro nei comitati di partito (13 marzo 1949). Qui Mao si scaglia contro la gestione personale del partito da parte di molti dirigenti e e li richiama, anche con l’inaudita violenza delle parole, alla ristabilizzazione della gestione collegiale dei comitati di partito dove “essere membro del comitato di partito” altro non era che nominalismo puro mentre le decisioni venivano prese a livelli superiori da un ristretto gruppo dirigente. (ibidem)
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CONDIVIDO.
Questi sono esattamente gli obbiettivi prioritari del nostro operato e del nostro pensiero: la trasparenza, l’unità d’intenti, nel rispetto dei caratteri peculiari del singolo individuo, si riflettono nella chiarezza delle specificità proprie di ciascun organismo del Partito. Se cosi’ non avvenisse, poco potremmo chiamarci COMPAGNI ed agire in nome del Partito, il nostro, COMUNISTA.
I concetti da te tanto ben sintetizzati, sono la base del nostro lavoro per la gente e con la gente.
Orgogliosi, teniamo la testa alta, e siamo fieri di essere ancora liberi di esprimere i nostri valori più alti, anche nel rispetto della decisione condivisa della maggioranza, quale espressione organizzativa del nostro volere.
L’organismo politico come il corpo umano…E’ sano, quando ogni sua parte svolge il proprio ruolo nel modo corretto…
Abbiamone estrema cura, come una madre ha cura del proprio figlio e vedremo che crescerà forte e sano, dandoci i risultati tanto attesi.
Orni Tuareg
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