Un articolo di Carlo Dore jr. con una breve premessa.
Pubblichiamo molto volentieri l’articolo del compagno Carlo Dore jr perché ci permette un intervento che ci piace mettere in premessa in luogo che in commento come potevamo fare. Sebbene Dore faccia una analisi –come sempre puntuale ed intelligente – della situazione generale, non tutto sta camminando allo stesso modo. Proprio qui a Cagliari sta procedendo (e i numerosi articoli del compagno non sono stati ininfluenti) un progetto che non è più la “Cosa Rossa”, ma il tentativo di elaborazione pratica di quel modello di nuova sinistra delineato nei giorni 8 e 9 dicembre. Le forze che stanno “organizzando” la nuova sinistra sono in fase avanzata di discussione-confronto-proposta tanto che fra Verdi, Pdci, Prc e SD si sono travati, già a livello di federazione (e molto spesso dopo numerosi dibattiti nelle sezioni), argomenti di assoluta concordanza che per semplificare cito solo in: ambiente trasversale e lavoro (nei suoi aspetti di precariato, sicurezza, e creazione). Sono stati individuati alcuni fattori di progresso ambientale che coniughino la creazione del posto di lavoro con la produzione di energia pulita, rinnovabile e in linea con uno sviluppo compatibile. L’importanza che mi sento di attribuire a questo processo e lo scrivo perché concordo con Carlo nell’anomalia della nascita verticistica del PD è che il processo sta progredendo dal basso. Molte delle proposte sono già digerite dalle basi dei quattro componenti la confederazione, addirittura sono sollecitate. Attraverso la gestione del sito e per i commenti e per le e-mail che si ricevono quotidianamente questa volontà è palpabile, talvolta suggerita, altre volte sollecitata. Ecco perché mi permetto (sicuro della benevolenza di Carlo per questa premessa) di dire che non parlerei, almeno a Cagliari, delle due sinistre confluite nella cosa rossa perché qui , a confluire, sono state almeno tutte e quattro le sinistre, mentre non si dispera in un (non molto lontano) confronto con le altre componenti movimentiste della Sinistra. Che è già Sinistra Arcobaleno (VAR)
L’intervento di Carlo Dore Jr
Confermando le previsioni dei più attenti commentatori, la nascita del Partito Democratico – lungi dal favorire l’attuazione di quella fase di “semplificazione della politica” più volte richiamata da Fassino nel corso della lunga stagione congressuale – ha alterato profondamente gli equilibri interni alla già di per sé non stabile maggioranza di governo. Indipendentemente dalle valutazioni proponibili in ordine alle scelte compiute da quelle cellule impazzite del centro moderato che più volte hanno attentato alla stabilità dell’Esecutivo nella prima fase della legislatura in corso, si deve infatti rilevare come la sinistra italiana risulta attualmente spezzata in tre tronconi: il nostro Paese registra in questo senso la colossale anomalia costituita dall’esistenza non già di un fronte progressista unitario, ma di tre diverse sinistre, ciascuna delle quali appare impegnata a perseguire la propria road to perdition. Aderendo al progetto del PD, la componente maggioritaria dei DS ha coraggiosamente scelto di mettere in discussione la propria identità per favorire l’elaborazione di “un nuovo pensiero per un nuovo secolo”, di “ammainare definitivamente le vecchie bandiere” per “affrontare con rinnovato slancio le sfide quotidianamente proposte da una società sempre più deideologizzata” . Tuttavia – senza volere in questa sede riaprire la rovente polemica relativa all’attualità delle grandi ideologie che hanno attraversato il ‘900 – il disegno perseguito dai fautori del nuovo riformismo appare inficiato da una contraddizione fondamentale: la creazione di un partito rappresenta per forza di cose il momento conclusivo di un processo costituente lungo e complesso, basato sull’individuazione di una serie di punti di convergenza sulle principali questioni che attengono alla vita del Paese, sulla stesura di un manifesto di valori condivisi, sulla attuazione di un programma di governo coerente con siffatto sistema di valori. Ebbene, proprio la pretesa di invertire le tappe dell’appena descritto processo costituente, di anteporre la nascita del partito alla predisposizione del substrato culturale su cui il medesimo deve trovare fondamento può essere individuata come la causa scatenante delle continue contrapposizioni tra riformisti e conservatori che già vengono riscontrate all’interno del nuovo soggetto politico sui temi dei diritti civili, della laicità dello Stato, delle riforme istituzionali, della legge elettorale. Ciò malgrado, se le iniziative di alcuni democratici autentici come Furio Colombo, Gianfranco Pasquino e Nando dalla Chiesa risultano costantemente paralizzate dalla filosofia veltroniana del “ma anche”, mancherebbe evidentemente di obiettività chi al momento riconoscesse alla “cosa rossa” l’idoneità a svolgere quel ruolo di alternativa progressista al PD di cui gli elettori invocano la formazione. Premesso infatti che l’iniziativa romana del 9 dicembre può al massimo essere definita come un positivo momento di incontro tra militanti pieni di entusiasmo, leader storici lastricati di buone intenzioni, magnifici intellettuali e dirigenti combattuti tra passione politica e necessità di conservare privilegi e rendite di posizione, anche all’interno dell’Arcobaleno l’ aspirazione della (ex) minoranza diessina di procedere alla creazione di una moderna realtà di governo fortemente ancorata ai principi del socialismo europeo rischia di collidere con le valutazioni di quelle frange di Rifondazione Comunista le quali – forti di una organizzazione stabile – hanno più volte manifestato (in particolare, mettendo in discussione un protocollo di intesa approvato a larghissima maggioranza dai lavoratori afferenti alle varie associazioni sindacali) la disponibilità a sacrificare la stabilità della maggioranza che sostiene l’Esecutivo in carica pur di non rinunciare alla loro storica dimensione di “partito di lotta”. Così, le due sinistre confluite nella “Cosa Rossa” si trovano già di fronte ad un bivio: possono rassegnarsi a dare vita ad un soggetto politico di eterna opposizione, ad una antistorica compagine di nostalgici dotata di scarso peso elettorale e capace di attrarre unicamente i consensi di settori sempre più esigui della società italiana; oppure, possono scegliere di “cambiare pelle” per impegnarsi nella creazione di una nuova forza del socialismo del XXI secolo, in grado di porsi come autorevole interlocutore del PD e di orientare (sulle grandi questioni a cui si è in precedenza fatto riferimento) in senso progressista le scelte de “L’Unione”, nel tentativo di proporre un’alternativa credibile allo strapotere berlusconiano. La presenza di una forte sinistra di governo rappresenta infatti una necessità per il Paese: quel “fate presto!” con cui si è conclusa la manifestazione del 9 dicembre non rappresenta che l’ennesima conferma della correttezza di questa affermazione.
English version


































Pro a tie vivet su coro meu
oh Sardigna patria mia
pro chi libera Torres e sia
e su vile oppressore pius si peset reu
Depimus esser fizos de un`insigna:
liberos,rispettados,uguales
…
Giovanni Urracci