Legge 194: ancora a discutere del e sul Corpo delle Donne tra Anatemi e Ipocrisie
8 Gennaio 2008 di arouetvoltaire

di Alberta Xodo
Roma 8 gennaio 2008
Ancora una volta a discutere del corpo delle donne. Ancora una volta a discutere sul corpo delle donne. Ancora una volta a trattarlo come se fosse merce di scambio. Ancora una volta a dire al Vaticano chi tra i partiti è il suo migliore amico. Ancora una volta a stringere amicizie passando sopra al nostro corpo e alla sua straordinaria capacità di dare la vita. Talmente favoloso questo corpo, che tutti cercano di metterci le mani sopra, di imporci di nasconderlo, mostrarlo, di infilarci a forza tre embrioni dopo averlo bombardato chimicamente, violentarlo impunemente per ragioni culturali, picchiarlo, ucciderlo. Nel caso specifico imporgli una gravidanza. Si dimentica sempre che quel corpo appartiene ad una persona, che è corpo cuore e mente. Che è donna. E da donna decide – finalmente – come gestire quel corpo, liberamente e consapevolmente, nonostante i tentativi mitraglianti di controllo che il patriarcato ha scatenato. Non si sono rassegnati ad aver perso. Noi non ci siamo stufate di aver vinto. E per “noi” non intendo “noi donne”, ma noi persone laiche e democratiche. La legge 194/78 è stata davvero una conquista di civiltà, e non è retorica continuare ad affermarlo e a difenderla. C’è da rabbrividire di fronte alle dichiarazioni di Ferrara, Ruini e Bondi: equiparare l’aborto alla pena di morte, equiparare le donne a delle assassine è un atto vile, così come sostenere che l’interruzione volontaria di gravidanza abbia una qualche somiglianza con l’eugenetica o con la pianificazione famigliare. C’è da rabbrividire sì, ma perché provare stupore? Perché rimanere indignati dalle esaltazioni della sacerdotessa Binetti, non possiamo davvero aspettarci nulla di diverso da chi sostiene che si debbano curare gli omosessuali (che a me suona tale e quale a “bruciamo le streghe” o “la terra è piatta”). Chiariamolo una volta per tutte, a noi donne l’aborto non piace, non lo facciamo per leggerezza o perché siamo “inconsapevoli del dono della vita che nasce in noi”… siamo assolutamente coscienti di questo così come lo siamo del fatto che il nostro corpo è l’unico modo in cui quella vita potrà svilupparsi, il nostro “sì” è l’unico intermediario tra la vita in potenza e la sua realizzazione. Il nostro “sì” è l’inizio di una relazione. Per questo quel “sì” non può esserci estorto. Ancor meno facendo entrare movimenti paravaticani nei nostri consultori, con licenza di violentarci psicologicamente mostrandoci foto di feti morti, recitare rosari o parlarci per convincerci a non abortire… per renderci “consapevoli”, dicono… beh, noi donne siamo consapevoli da un pezzo. E soprattutto, noi non possiamo accettare che possa essere messo in discussione il ruolo o la professionalità delle operatrici e degli operatori che ogni giorno lavorano per garantire che i consultori rimangano degli spazi laici, efficienti, nonostante l’indebolimento delle risorse ad essi destinate. Ma se sostenessimo che la legge 194/78 ha davvero eliminato l’aborto clandestino diremmo una fesseria. L’aborto clandestino sopravvive in diverse forme, specie al sud, nelle città dove i medici obiettori si rifiutano di uscire allo scoperto negli ospedali pubblici (ma sono pronti ad invitarti dove operano privatamente), tra le donne straniere che non conoscono i loro diritti, e tra le giovani. I nuovi ferri da calza si chiamano Cytotec, un farmaco di successo grazie al passaparola ed internet dove sui siti le giovani ragazze adolescenti (ma non solo) si scambiano consigli su quante pastiglie utilizzare per provocare l’aborto, senza finire emorragiche negli ospedali dove i molti ricoveri non sono che la punta dell’iceberg di una terribile consuetudine sulla quale abbiamo il dovere di intervenire, e soprattutto di non nascondere. Di nuovo una questione di genere, di nuovo una questione di classe, mica tanto diversa da quando le signorine della buona borghesia partivano per certi viaggi all’estero… Quindi siamo pronte, parliamo pure di riprendere in mano la Legge 194/78, ma per favore asteniamoci da derive confessionali, così come da controproducenti alzate di scudi che non rendono giustizia alla realtà. Eccome se vogliamo discutere! Discutiamo di come potenziare i nostri consultori, perché possano davvero dare risposte efficienti, a partire dal sostegno psicologico prima e dopo l’intervento. Interveniamo perché si possa interrompere la gravidanza in tutte le strutture. Perché le donne straniere possano essere adeguatamente informate sui loro diritti. E soprattutto sbrighiamoci a realizzare in tutte le scuole dei veri programmi di educazione sessuale. Applichiamo l’articolo 15 della legge e quindi riapriamo la discussione sulla possibilità di abortire chimicamente. Siamo pronti a parlare di interruzione di gravidanza. Siamo pronte a parlarne, con tutto il nostro corpo, la nostra mente e il nostro cuore. Con tutta la nostra consapevolezza.
fonte: www.comunisti-italiani.it
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Brava è il migliore articolo che abbia letto su questo argomento.