La Federazione, Doveri Obblighi e Prerogative
13 Febbraio 2008 di pdcica
Vi ripropongo, data la sua forte attualità, alcuni passaggi di un articolo del nostro compagno Vincenzo, scritto il 1° Gennaio, giacchè lui non conosceva pause neanche a Capodanno…
Ritengo utile tornare su questo articolo di Vincenzo, dal momento che con l’approssimarsi della imminente campagna elettorale, non solo per le politiche ma anche in vista delle numerose sfide che ci attendono a livello locale, nei vari comuni, è importante definire ancora una volta e chiarire le responsabilità e i compiti di ciascuno di noi. Sia come militanti che come dirigenti.
Come ha scritto la compagna nel suo commento all’articolo, così come un corpo per funzionare al meglio,necessita di ogni suo organo, nessuno escluso, allo stesso modo un partito per dare il meglio di sé, sopratutto in campagna elettorale, deve valorizzare a pieno ogni sua particella, ogni suo organismo.
Come dire, nel nostro partito niente può funzionare al meglio, se non si riconosce a ciascun compagno come a ciascun organismo, ad ogni livello, di sezione, federale o regionale che sia, dignità e ruolo. Che tradotto non è altro che l’elementare assunto di sapere chi deve fare e che cosa nel pieno rispetto dell’autonomia e del ruolo di ciascun organismo.
In caso contrario, si genera confusione, ci si abbandona all’improvvisazione o peggio ancora si rischia di generare nei compagni quel senso di scoramento e delusione che accompagna generalmente situazioni di mancato rispetto delle regole o peggio di prevaricazione dei ruoli, e questo nuoce all’organizzazione.
In un momento delicato e importante come questo, non possiamo permettere a niente e a nessuno di inficiare l’entusiasmo e la passione che anima ciascuno di noi, ci aspettano giornate di intenso e duro lavoro compagni e serve il contributo di ciascuno perchè il nostro è un Partito dove nessuno è inutile!
Carla Floris
La Federazione, Doveri Obblighi e Prerogative
“Ma il partito non verrà meno a questi suoi compiti soltanto se sarà esso stesso la personificazione della disciplina e dell’organizzazione, se sarà il distaccamento organizzato del proletariato. Altrimenti esso non potrà pretendere di conquistare la direzione delle masse proletarie”.
(A.Gramsci, Ordine Nuovo, 1° novembre 1924)
Mutatis mutandis l’intuizione (e dottrina) di Gramsci si impone ancora con la forza che prorompeva dalle idee di quel minuscolo sardo dalla testa immensamente grande rispetto al mortificato se pur forte ed allenato corpo. Il fatto è che i molti che lo studiarono hanno dimenticato, gli altri non lo conoscono se non per un sentito dire, nell’iconografia delle sedi del PdCI accanto a Togliatti e, soprattutto Enrico Berlinguer.
… vogliamo affrontare –con una certa base storica- il problema della Federazione; concetto che pure era presente in Gramsci (vedi l’accoppiata cellula-assemblea territoriale che rileva sotto il punto di vista dell’azione allora “rivoluzionaria”). “La questione delle cellule è certamente anche un problema tecnico di organizzazione generale del partito, ma prima di tutto essa è una questione politica.… Evolutisi i tempi dalla “cellula” di fabbrica che però il nostro statuto ancora contempla ammettendo l’aggregazione di soli 5 compagni per la costituzione di una “sezione sul posto di lavoro”, esaminiamo il fulcro dell’azione politica che viene ora assegnata alla sezione e direi ancor meglio alla più vasta aggregazione di sezioni sul territorio che è la Federazione. Per la sua struttura in Segreteria e Comitato di federazione è capace di abbracciare iscritti di varie sezioni: cittadine, di fabbrica e rurali, di accoglierne le istanze e di elaborare un progetto politico (che lo Statuto si preoccupa di “armonizzare” con le istanze regionali e nazionali). La Federazione assume, in tale contesto, una imprescindibile funzione di “laboratorio politico” entro il quadro della politica nazionale adattandola –piuttosto che pedissequamente seguendola- alle realtà che sono diverse quante sono le cellule, sezioni e sezioni allargate del suo territorio di competenza. In caso contrario la Federazione sarà la ruota di scorta di un eventuale Comitato regionale che, non potendosi muovere con l’agilità che invece la federazione ha come gene marcatore tenderà, per naturale inclinazione a servirsi della federazione come propria longa manus impegnandola in questioni piuttosto che politiche di natura burocratica. Dico di più la Federazione che così si trovasse od agisse non avrebbe più quell’indipendenza e responsabilità politica da permetterle un autonomo sviluppo e torneremo a Mao. Il quale si preoccupa di cose elementari, come il “parlarsi alle spalle” invece che chiedere agli organi dirigenti perché –e qui non c’è occorrenza del pensiero cinese- se sorge un problema occorre, e si deve, portarlo all’attenzione dei compagni, affrontarlo, discuterlo e naturalmente risolverlo. Questo è il compito nel Partito delle Sezioni, nelle aggregazioni territoriali, nei Comitati su fino al comitato centrale.
Ogni diverso comportamento avrà nefaste conseguenze, Inimicizie e sospetti fra i compagni;
Caduta dello spirito di iniziativa e progettazione politica;
Subordinatezza a Comitati e segreterie di superiore livello.
La federazione, così fatta, perderà la propria funzione di indirizzo politico territoriale, non acquisirà le conoscenze dei problemi e istanze del territorio e sarà l’anello debole di tutta la struttura che si ripercuoterà, verso il basso con l’inattività delle sezioni; verso l’alto nel non rappresentare al Comitato regionale la spinta che dal basso proviene dagli iscritti, dai lavoratori e dalla realtà sociale.
L’autonomia funzionale della Federazione è quindi essenziale per la vita del Partito, così come lo è la gerarchizzazione delle Sezioni che non devono assumere ciò come elemento di limitazione, ma accoglierlo con spirito di collaborazione e sostegno. Di pari passo la Federazione sarà organica alla struttura regionale ed alla Direzione nazionale senza che queste, nel contempo, ne tarpino iniziative e la sopravanzino in campo decisionale.
Nel quadro vasto del partito, riprendendo un vecchio esempio marxiano –poi caro a Gramsci- potremo fare un’interpolazione sulla funzione della struttura e delle sovrastrutture. Esse non sono avulse o sovraordinate o sottordinate se considerassimo Sezione, Federazione e Organi Centrali dovremo avere in mente quanto segue: le sezioni sono la carne viva del Partito, gli Organi centrali la pelle che tiene unita la carne e la Federazione è quel sottilissimo strato intermedio che unisce la carne alla pelle e permette, data la sua intrinseca elasticità, di fare in modo che anche il peggiore agglomerato assuma la sua propria forma organica.
(Vincenzo Romano 01.01.200
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L’attualità del conflitto.
E’ sempre con maggiore imponenza che si presenta nella società l’ineludibile conflitto di interessi.
Il liberismo ha portato alla massima profittualità finanziaria
generando un deserto di valori che ha inglobato nella sua sterilità i
fondamentali della democrazia e dell’etica.
Oggi, più che mai, assistiamo ad una democrazia delegata o rapita, ad una omologazione di programmi politici neoliberisti che hanno il sapore di una disfatta
della solidarietà nei confronti del profitto duro e puro, dove ciò che
conta sono i numeri economici che sopraffanno i diritti dei cittadini
intesi come usufruttuari liberi delle conquiste di scienza e civiltà.
Finchè la classe politica non riuscirà a riprendere la capacità di
regolamentare il capitale e indirizzarlo ad un nuovo umanesimo, si avrà
sempre l’esigenza di una lotta di classe volta a dare voce e dignità a
milioni di esseri umani che aspirano in libertà a condividere nella
pace, nel lavoro, nel sapere e nella salute il buono ed il bello
collettivo che la natura e l’intelligenza ci mettono a disposizione.
Per queste ragioni, alle elezioni del 13 ed il 14 aprile 2008, chiediamo il voto alla lista “La Sinistra l’Arcobaleno” che ha nella sua storia le lotte per la conquista e la difesa dei diritti democratici ed ambientali.
A cura del coordinamento cittadino di Sestu de “La Sinistra l’arcobaleno”