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Archive for the ‘Diritti’ Category

Credo di ricordare che sia stata lei, la bellissima Demi Moore, a volere fare per prima quell’atto “peccaminoso” (anche oggi molti bacchettoni storcono il naso) di mostrare l’esplosione di una maternità felice. Ma non era così prima che una incazzatura divina imponesse la foglia di fico? Furono i primi missionari bigotti a ricoprire le ingenue nudità femminili ed i loro scherani ad infettarle con la sifilide. E da allora è cominciato il controllo, il servaggio, la pudicizia; salvo che per brevi, laidi inconfessabili approcci blasfemi. Perché la carne è debole ed il cilicio un perdono universale. Duemila anni di umiliazioni, accuse, bruciamenti per purificare quel corpo che già di per sé era bello e pulito. E c’era sadica perversione negli atti e negli strumenti di tortura, l’inconscia vendetta di chi brama, ma è impedito nel godimento sessuale spontaneo; c’è la repressione violenta quanto più violento è l’insoddisfatto desiderio represso. Oggi la tenaglia rovente è bandita come la lama che asporta un seno. Ma rimane il desiderio di dominio di un’educazione repressa, di bambinone cresciuto cui è mancato il contato col seno di una madre sfiancata dalla fatica. Non portano più cappucci sulle tonache immacolate, non agiscono nelle segrete del capitano della guardia. Si aggirano, in camici verdi per lunghi corridoi o con cravatte alla moda nelle bouvettes dei parlamenti. Ma sono loro. I depositari millenari di un poter perverso che ha già condannato e continuerà a condannare. E sono accompagnati da pie donne dal cuore ancora più duro che artigliano con maggior convinzione. E sono lì a fare calcoli di giorni e di mesi, di cellule e embrioni (di cui – in genere – ignorano tutto), a sbeffeggiare lo studio ed il libro, satanici strumenti di una conoscenza che non possono controllare. Il motto più odioso, perché hanno convinto le folle: « la Scienza ha i suoi stessi limiti: imposti da Dio» che nemmeno conoscono e tradiscono nei loro imbrogliucci quotidiani che sono leciti perché “così fan tutti”. Imbrigliano la odiata Scienza nelle catene di una morale creata per renderla serva. L’odiano per i progressi passati e futuri salvo implorarla per se stessi quando la falce della Vecchia Signora s’accinge a spiccare dal corpo la loro inutile testa. Ma lottano contro l’ineluttabile. Leggi blasfeme orrido prodotto di congiure contro corpi che anelano alla vita e rifiutano la sofferenza , cadono all’impatto della vita reale ch’essi non possono controllare. (altro…)

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Da ormai molto tempo arrivano al sito, con “cortese richiesta di pubblicazione”, testi di vario genere. C’è un autore, per esempio, che scrive al nostro indirizzo e, per conoscenza al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e all’ “URP” della Polizia di Stato, si riveste di un altro grado militare (può darsi che lo abbia) e mi sottopone progetti e statistiche su apparecchiature termodinamiche per abbattere l’inquinamento. Altri, con cadenza periodica, inviano progetti per un “buon governo” e non capisco perché non li indirizzino a Palazzo Chigi. C’è chi invia poesie o lunghe cronache di fatti della propria zona. Per norma, pubblichiamo solamente editoriali o elzeviri di nostri invitati. Ma accade talvolta, e questa è una di quelle, che l’idea, l’argomento, la stravaganza del contenuto siano talmente allettanti od originali, che ti dici: «Ma si, per questo vale la pena». Da qualche giorno inizio a leggere, interrompo, ma poi ricomincio, un pezzo gustoso, o almeno strambo che mi diverte e contemporaneamente mi inibisce. Mi tenta e allo stesso tempo mi dissuade. Alla fine lo ho battezzato (era senza titolo) in questa maniera:

«È possibile che in politica qualcuno si comporti come Cartier e pretenda l’esclusiva del marchio?»

Vi invio questo mio intervento con la certezza che lo cestinerete, ma chi se ne frega (anche se spero me lo pubblicherete). Non che io parli dei fatti vostri perché essendo anche io un comunista penso di parlare dei fatti miei anche se di una appartenenza diversa dalla vostra. Ma accade dappertutto che vi sia – dopo il grande pianto di Occhetto col naso infilato in quel mazzo di rose – la diaspora comunista dopo quella del popolo ebreo. E io a questa mi riferisco per causa dei fatti che ormai sono diventati noti alla pubblica opinione da quando due circoli comunisti si contendono il piatto di lenticchie che li farebbe figli di Isacco con tutti i diritti annessi e connessi. Voi la storia la sapete, Giacobbe era una specie di tontorollone che se ne stava sempre sotto le gonne della mamma Rebecca e lavorava a casa senza chiedere niente. Esaù era invece un cacciatore spavaldo che, sicuro dell’eredità che gli spettava per diritto di nascita, se ne girava per monti e per valli divertendosi e trattando Giacobbe come un fratello scemo. Il pezzo più importante dell’eredità, quello che ti dava il potere su tutto era un sigillo a forma tonda che costituiva una specie di impronta di famiglia. Oggi lo chiamerebbero “Logo” oppure, i più raffinati, «la griffe». Metti conto quella specie di marchio che ti dà “l’esclusiva” su un prodotto. E siccome nell’economia moderna e nella moda conta la “griffe” e chi la possiede, Esaù se ne andava sicuro perché lui ci aveva l’esclusiva di famiglia. Come accade in tutte le famiglie dove uno lavora ed un altro se la spassa anche in quella casa non accadde diversamente e spendi e spandi senza mettere niente da parte successe che Esaù si trovo affamato e vedendo che Giacobbe si era fatto un grande piatto di lenticchie, sicuro di prenderlo per il sedere gli disse: «Se mi dai quel piatto di lenticchie, io ti do il logo (che poi era la famosa esclusiva del marchio)». Giacobbe, che in tutti quegli anni di duro lavoro si era fatto furbo gli rispose: «Prenditi le lenticchie che io mi uso la griffe». Raccontano anche che Esaù fece un casino da pazzi per riprendersi la griffe dopo essersi mangiato i fagioli, ma Giacobbe – nel frattempo – si era sposato con Rachele e da lei e dalle schiave aveva avuto dodici figli dai quali erano nate dodici tribù. Un casino di gente insomma che tutti dicevano :« Stai attento a non metterti contro le dodici tribù di Israel (che era il nuovo nome di Gacobbe) che ci puoi anche rimettere le corna». La storia dura ancora e pare che Esaù abbia richiesto “il giudizio di Dio” roba che si fa da quelle parti, ma siccome è uno sventato che pensa poco si è dimenticato di una cosa : «Israel significa proprio: uomo che lotta insieme con Dio»

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Vincenzo A. Romano

In ogni momento del mondo e del tempo una figura di donna compie la sua veglia funebre. La faceva Giuseppina Marcias quando Antonio, condannato al confino da un regime assassino e liberticida, le scriveva parole di fuoco per avere richiesto la grazia a Benito Mussolini. C’è sempre una mamma in Biafra o Darfour che tiene fra braccia scheletrite un corpicino spento dall’inedia causata da un uomo che ingrassa lontano migliaia di miglia succhiando la vita del bimbo con una pipeline fatta di tanti piccoli corpicini accumulati nei secoli dello sfruttamento assassino. Era conseguenza logica di una visione del mondo diviso in classi quella che faceva vedere – già nel 1848 – a Marx ed Engels, intenti a scrivere il loro Manifesto, la mondializzazione del lavoro e del commercio, l’eterno irrisolto conflitto della lotta di classe fra coloro che erano padroni e chi ne veniva sfruttato. Tutto si è consumato nell’arco del «Secolo Breve» dalla Catastrofe , all’Età dell’oro, sino alla Frana. Settantasette anni in cui tutto è accaduto. (altro…)

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di Alberta Xodo
Roma 8 gennaio 2008

Ancora una volta a discutere del corpo delle donne. Ancora una volta a discutere sul corpo delle donne. Ancora una volta a trattarlo come se fosse merce di scambio. Ancora una volta a dire al Vaticano chi tra i partiti è il suo migliore amico. Ancora una volta a stringere amicizie passando sopra al nostro corpo e alla sua straordinaria capacità di dare la vita. Talmente favoloso questo corpo, che tutti cercano di metterci le mani sopra, di imporci di nasconderlo, mostrarlo, di infilarci a forza tre embrioni dopo averlo bombardato chimicamente, violentarlo impunemente per ragioni culturali, picchiarlo, ucciderlo. Nel caso specifico imporgli una gravidanza. Si dimentica sempre che quel corpo appartiene ad una persona, che è corpo cuore e mente. Che è donna. E da donna decide – finalmente – come gestire quel corpo, liberamente e consapevolmente, nonostante i tentativi mitraglianti di controllo che il patriarcato ha scatenato. Non si sono rassegnati ad aver perso. Noi non ci siamo stufate di aver vinto. (altro…)

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Vincenzo A. Romano * (con le foto della serata)

«Sono impressionato. Pensavo che questi giochi economici, come il Dumping Predatorio, fossero destinati solo alle grandi aziende. Mai avrei creduto che investitori, anche poco seri potessero essere, così feroci verso la gente. Perché questo vuol dire l’abdicazione del potere politico di fronte al potere economico…». Questo era uno dei commenti ad un articolo pubblicato su questo sito in occasione della disperata protesta “lo sciopero della fame” dei contadini di Decimoputzu oppressi da esosi debiti contratti, in buona fede, in base ad una legge (n°44 del 1988) che amministratori disattenti ed ignoranti avevamo emanato senza tenere conto del fatto che anche questa tartassata Isola sta nel novero delle grandi nazioni (e delle loro regole) della Unione europea. Mena Aloia riassumeva in quei giorni, erano i primi giorni di ottobre, la vicenda dell’accavallarsi di errori e debiti con banche rapaci e politici insensibili. Il 6 novembre, dopo un periodo di febbrile attività a studio della tragica situazione la questione veniva portata in Parlamento dal Deputato Algherese Elias Vacca che presentava al ministro una interrogazione a risposta immediata sul dramma che continuava a consumarsi nel Municipio di Decimoputzu dove continuava lo sciopero della fame degli agricoltori cui le banche creditrici continuavano a metter all’asta i beni. L’intervento del deputato del Pdci cominciava con la constatazione : «quello che sta accadendo in Sardegna è paragonabile ad una seconda emergenza economica dopo il caso Parmalat. Sono, infatti, circa 7.000 le aziende agricole sarde, dal singolo pastore al coltivatore di fiori, e quasi 30.000 le persone direttamente impegnate nell’azienda familiare, uniti ad altrettanti braccianti, che hanno perso tutto, travolti da un mix di truffa, bluff ed incompetenza, e strozzati da debiti da capogiro con le banche…». La risposta del Ministro fu, come ebbimo a scrivere in un secondo momento, quasi una beffa. Perché –sostanzialmente aveva ingannato il deputato, o meglio aveva mentito al parlamento- perché mentre rispondeva di provvedimenti sospensivi già assunti le aste continuavano impunemente. Occorre rammentare che non era la prima volta che il nostro partito si occupava della questione, perché venti giorni prima sempre l’on. Vacca denunciava assieme all’ Altro sardo Oliviero Diliberto la situazione economica in cui versava il sistema economico in Sardegna con riferimento proprio a Decimoputzu : «In provincia di Cagliari, a Decimoputzu, i coltivatori si sono attivati in una protesta organizzata, occupando la Sala Consiliare del paese e avviando lo sciopero della fame nella speranza di ottenere un intervento concreto da parte delle istituzioni; tale pacifica battaglia è stata però ostacolata da atti di violenza e minacce al leader di Altragricoltura, nonché portavoce del Comitato di lotta dei pastori ed agricoltori». Sabato pomeriggio, in un’affollatissima aula consiliare – brillavano per l’assenza: Presidente, Giunta e Consiglio regionale – Elias Vacca era ancora in quella Aula (insieme con i compagni Maria Demurtas della Direzione Nazionale del Pdci, l’Assessore al lavoro della Provincia di Cagliari Maria Carla Floris , il Segretario della federazione di Cagliari Antonio Littarru e chi vi riferisce con queste note). (altro…)

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di Maria Demurtas *

Le recenti sentenze dei tribunali di Cagliari e di Firenze, che hanno riconosciuto la non applicabilità di alcuni articoli della legge sulla fecondazione assistita rendono giustizia ai numerosi cittadini , privati da questa legge di diritti fondamentali e costretti a dolorose emigrazioni all’estero. E’ stata una legge fortemente voluta dal Vaticano , che ha dimostrato -in questa occasione- una estrema capacità di ingerenza nella politica italiana, creando un clima da integralismo religioso  che deve richiamare la politica alla difesa della laicità dello stato  .
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Mentre un Ministro arrapato sforna un decreto di espulsione per stranieri, e il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso rimprovera l’Italia per non aver mai chiesto i fondi messi a disposizione per l’integrazione: «Noi abbiamo messo in campo strumenti finanziari e normativi. Il fondo sociale europeo prevede programmi specifici per l’integrazione della comunità rom. In totale abbiamo già stanziato 275 milioni di euro e in più dato sessanta milioni a Bulgaria e Romania per questo obiettivo nella strategia di pre-adesione. Per la Spagna sono stati pagati 52 milioni di euro, per la Polonia 8 milioni e mezzo, per la Repubblica Ceca oltre 4 milioni, per l’Ungheria quasi un milione» fondi che secondo Barroso l’Italia mai ha richiesto, a Bergamo si organizzano dei quasi “quadroni della morte” che pestano regolarmente immigrati di colore assieme a carabinieri e polizia municipale. Cosa fa il ministro? Per fortuna ci sono la Magistratura ed i poliziotti onesti. Per la cronaca i pestatori del venerdì sono stati incriminati in 21. Non pochi per ridar vita alle squadracce fascisto-padane.

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