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Archive for the ‘Diritti’ Category

Kassim Britel cittadino italianoDue lettere, con la stessa data, 14 novembre 2007, e lo stesso mittente, Fair Trial International, sono arrivate al ministro della giustizia Clemente Mastella e al ministro degli esteri Massimo D’Alema. Fair Trial International è un’organizzazione non governativa con sede a Londra che si occupa di promuovere «processi in linea con gli standard internazionali e di difendere i diritti delle persone che subiscono processi in paesi diversi dal proprio». Oggetto delle due lettere è il caso di Abou Elkassim Britel. «Siamo molto preoccupati che nonostante abbia sofferto gravi violazioni dei diritti umani, mr. Britel rimanga imprigionato in Marocco, dopo una condanna ottenuta attraverso la tortura». La detenzione di Kassim, che è in sciopero della fame dal 16 novembre, è quindi diventata un caso internazionale. E il silenzio del governo italiano, che pure aveva promesso all’inizio del 2007 che si sarebbe adoperato per avere la grazia dal re del Marocco Mohammed VI, diventa più assordante ogni giorno che passa. Mastella è impegnato a superare le crisi di nervi della maggioranza e D’Alema sabato e domenica sarà a Lisbona al vertice euroafricano. Forse per questo, come ci ha confermato l’avvocato Saima Hirji, i due ministri non si sono ancora degnati di rispondere alla lettera di Fair Trial International.

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cagliari_provincia.jpgE’ sulla cassa integrazione per chiusura che andrà avanti la trattativa tra Provincia, Regione, Unilever, Confindustria e sindacati per scongiurare la mobilità dei 200 lavoratori dell’azienda di viale Marconi.
Nell’incontro che si è svolto ieri sera, convocato dall’assessore provinciale al Lavoro Carla Floris, dopo 2 ore di impasse per le posizioni troppo distanti di istituzioni e sindacati da una parte, che chiedevano il ritiro delle procedure di mobilità e la cassa integrazione di un anno per cercare nel frattempo una soluzione e Unilever e Confindustria dall’altra, assolutamente contrari all’ipotesi di sospensione della mobilità, si è aperto uno spiraglio sull’ipotesi di cassa integrazione per chiusura che permette di chiudere le procedure di mobilità e ridefinirne i termini per un altro anno, alla fine del quale, se non emergeranno novità, i lavoratori saranno licenziati.
Un anno, che servirà, come hanno spiegato sindacati, Provincia e Regione a individuare un acquirente per l’Unilever. «Se riusciremo a trovare l’accordo su un’ipotesi che preveda la sola cassa integrazione e blocchi la procedura di mobilità – ha detto la Congera – anche la Regione si impegnerà nella ricerca di un’acquirente che dia garanzie ai lavoratori».
All’incontro ha preso parte anche Sergio Retini, segretario nazionale della FAI CISL, a testimonianza della valenza nazionale della vertenza. «L’Unilever per Cagliari – ha detto – è come la Fiat per Torino».
Regione, Provincia, Unilever, Confindustria e sindacati si ritroveranno martedì prossimo, nell’incontro convocato dalla Regione.

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Intervento in aula dell’On. Elias Vacca – Pdci

Il ministro del lavoro e della previdenza sociale Cesare Damiano ha reso, a nome del Governo, una informativa urgente sul gravissimo incidente sul lavoro occorso presso l’acciaieria ThyssenKrupp di Torino che ha causato la morte di quattro operai, oltre a diversi feriti. E’ seguito un breve dibattito al quale ha partecipato un oratore per gruppo. (12 dicembre 2007)

 L’intervento di Elias Vacca (ore 16:51):

“Signor Presidente, la rabbia dei lavoratori e dei parenti delle vittime è stata indirizzata non soltanto verso l’impresa che scelleratamente ha consentito che quelle morti e quei ferimenti si verificassero, ma è stata indirizzata anche al sistema della politica e alle rappresentanze degli stessi lavoratori. Quella protesta e quella rabbia dimostrano che la misura è colma e che si sta rompendo qualcosa anche nel rapporto tra i lavoratori e chi ne ha la rappresentanza nella sede politica e nella sede sindacale.
Adesso non è pensabile che dai banchi dei Comunisti Italiani giunga un intervento limitato al cordoglio ed al rammarico per la strage consumata alla ThyssenKrupp di Torino. Non è pensabile che accada né sarebbe conseguente alla nostra azione in questo anno e mezzo di partecipazione all’azione di Governo.  Continua

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Foto Università di Cagliari«Siamo degli studenti universitari che studiano in varie facoltà dell’Università di Cagliari e che si oppongono al progetto del rettore di aumentare le tasse universitarie attraverso il nuovo regolamento tasse. Il nostro obbiettivo NON E’ quello di modificare o emendare il nuovo regolamento, noi pensiamo che gli studenti pagano abbastanza e che nessun servizio aggiuntivo possa giustificare un aumento dei costi per l’accesso allo studio». E’ quasi la “ragione sociale” del sito aperto dagli studenti universitari all’insegna del “Mistretta non ti pago”. L’occasione è data dalla intenzione del Rettore (fuori corso come lo chiamano i ragazzi per la sua lunghissima permanenza sul massimo scranno universitario) di far pagare agli studenti il “buco” di 4 milioni nelle casse della Università cagliaritana. Esaustive le ragioni degli studenti espresse nel documentato volantino fatto circolare sin dall’inizio della protesta. La forte ingiustizia della proposta rettorale faceva partire gli aumenti da redditi ridicoli di 20.000 euro che avrebbero tagliato le gambe alla maggioranza delle famiglie in un’Isola in cui l’ordine del giorno pare sia “tagliare i posti di lavoro”. Evidentemente chi gode di laute prebende ed accumula debiti di gestione non può essere sensibile alla crisi che investe la Sardegna, all’aumento della povertà, al dramma dell’espulsione dal lavoro. Colpire i redditi da 20.000 euro, o anche da 30.000 ( equivalente netto di 2 lavoratori in famiglia) è un colpo alla istruzione diffusa. E’ un’operazione che taglia fuori dal mondo universitario una quantità enorme di giovani ritornando ad una istruzione riservata alle classi più abbienti. Il colpo di mano del Rettore (evidentemente traumatizzato dall’ardire dei “pezzenti” che gli invadevano gli uffici) di proporre la soglia dei trentamila euro non può accontentare i ragazzi e nemmeno questa Federazione. Sia la fiscalità generale a ricoprire il vuoto e sia chi di dovere a trovarne le cause. Ma non si può “ghettizzare” culturalmente tutta una generazione perché , per esempio, il signor Montezemolo odia che vengano tassate le rendite. Se la confisca di una parte del “maltolto” di uno solo dei «furbetti del quartierino» potrà far aprire oltre sette mila asili, ebbene allora becchiamoli tutti e facciamo studiare i poveri. E, se del caso, espelliamo gli amministratori che accumulano debiti e cacciamo quelli che i debiti vogliono farli pagare alla povera gente.

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Per favore leggete questo articolo di Gennaro Carotenuto

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Vincenzo A. Romano

La prima parte del titolo non è mia, è un richiamo ad un volume uscito nel 1989 e ripubblicato due anni dopo. Un libro di testimonianza su una grande stagione: la primavera palermitana, un attimo della grande lotta civile, giudiziaria e di democrazia condotta a Palermo da persone quasi tutte uccise da Cosa Nostra. Nel 1989 Borsellino e Falcone lottavano contro la mafia e facevano un’altra importante azione “uscivano dal tempio del Palazzo di Giustizia” per andare fra i giovani, fra i commercianti, nel mondo insomma, a fare “proselitismo”. Una precisazione. Uscire dal Tempio è l’opera di un altro grande nemico della Mafia – poi stranamente allontanato da Palermo – il gesuita Bartolomeo Sorge che a fianco dei giudici e dei palermitani si sforzava di combattere la piovra. Poi avvennero molte cose, via Carini, Capaci, via D’Amelio e fu un’altra stagione. Siamo oggi più che mai, oggi che tentiamo una convergenza, una confederazione delle poche forze della Sinistra, sotto l’attacco di poteri un poco diversi da quelli, ma che hanno un obiettivo comune. Annullare la Sinistra come forza democratica, come rappresentantiva dei lavoratori, come continuatrice di quel meccanismo – sempre più attuale che è la lotta di classe – l’insanabile antinomia fra mondo del capitale e mondo del lavoro. Ne hanno fatte tante per sfiancarci, ridurci alle corde, sottrarci la nostra base naturale con un mondo di illusioni e ci sono in gran parte riusciti anche per colpa di molti che hanno rinunciato a quelle idee, a quei principi crogiolandosi in un letto più comodo, lussuoso, meno complicato da gestire. Un letto dove il politico sta accanto al banchiere, corteggia il finanziere, frequenta il salotto buono dispensatore di soddisfazioni, illusioni di ascesa sociale, frequentazioni inebrianti. Abbandonata la lotta, quella tosta che ti fa sporcare le mani dell’unto che ricopre quella del meccanico (che magari muore in una fabbrica non più mantenuta: tanto quest’anno chiude) hanno in antipatia chi è rimasto fedele agli antichi costumi. E di pari passo, in parte a causa del loro disinteresse molto per le promesse fallaci e fallite delle sirene mediatiche, molti hanno abbandonato la lotta per inseguire il luccichio delle pagliuzze dorate che gli mostrano di lontano e che non raggiungeranno comunque.

Una volta la nostra forza era il «proselitismo» . (altro…)

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Elaborato dal manifesto nazionale

 

Sgobio: Morti Bianche. Ennesima tragedia: reagire con decisione

 

Ufficio Stampa

Roma 6 dicembre 2007

L’incendio di questa mattina all’acciaieria della Thyssenkrupp a Torino, costato la vita ad un operaio ed a seguito del quale sono rimasti feriti altri nove lavoratori di cui 6 in gravi condizioni, evidenzia in tutta la sua drammaticità l’emergenza sociale determinata dalle morti bianche. Bisognerà fare piena luce sulle cause e le eventuali responsabilità di questo grave incidente, ma è ormai chiaro ed evidente che il Governo deve muoversi con decisione non solo per la piena applicazione della legislazione vigente, ma anche per aumentare i controlli nei luoghi di lavoro.

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