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Archive for the ‘I matti’ Category

asino che ragliaQuesta volta siamo incazzati e, poiché sappiamo, niente sarà indolore salvo l’integrità del Partito.Nel periodo di massimo fulgore della federazione che rappresentiamo, dopo decine di iniziative, successi, radicamento nel territorio e non ultimo il successo di questo sito (poi ne daremo conto) si è scatenata, contro la Federazione di Cagliari –che sta conducendo un proficuo, eccellente e valido lavoro per la unificazione della Sinistra – ;una guerra sorda , anonima e vigliacca con la quale vengono attaccati coloro che si ritengono i capisaldi da scardinare pur di ottenere la distruzione della più bella ed attiva federazione che il Partito vanti nell’Isola. E’ vero che i ragli degli asini non salgono al cielo, ma con internet costoro li inviano ugualmente. Una volta c’era stata la guerra del Guestbook (nome che sta –di norma- a luogo per lasciar messaggi e complimenti oppure stroncature , ma per quelle ci vuol ben altro che quattro ignorantelli che blaterano sguaiataggini). Il mondo di internet è tutto, il luogo del pedofilo schifoso, il sito letterario, la pagina da cui Severino si spiega Parmenide o il superdotato informatico come rivoluzionare una pagina CSS. Ma è anche il luogo del solipsismo, della poesia e della politica. Poi ci sono i balordi disturbatori, in gergo i “troll” ed i cretini integrali. La rete li assorbe tutti, tutti li evidenzia, alcuni li fa morire per inedia intellettuale, altri li esalta, la massa la assorbe nell’anonimato che rende gli autori gretti e cattivi. I troll, se non riescono a fare i troll si incazzano più degli altri perché si sentono pidocchi respinti. Durante la guerra i soldati mettevano un coperchio di lucido da scarpe su uno stoppino e sul fondo rovente ce li buttavano facendoli scoppiare con puzzo di troll. Impediti di pubblicazione si danno allo sport della lettera anonima e se un sito ha successo lo attaccano diversamente. Metti che tu abbia il ghiribizzo di pubblicare un bel culetto accanto alla falce e martello: Apriti cielo. Scrivono subito una lettera anonima cercando di colpire a fondo. “Pubblicare un culo sul sito di partito è depravato” scrivono. Nel frattempo – e magari quando la moglie si gira dall’altra parte- cercano di palpare quello della compagna accanto. (Noi abbiamo il torto, per i nostri troll di avere 35.000 hits in 3 mesi, questo li rende furiosi)

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Dini ADN KRONOSQuando l’Italia era un paese serio e seguiva la sua Costituzione nello spirito e non solo leggendo le parole anche i Partiti erano una cosa seria. Quelli storici dell’Arco costituzionale, si diceva così, avevano fatto tutti la guerra di liberazione chi con più perdite, i Comunisti, chi con meno, ma sempre tante e sanguinose. C’era anche il MSI che seppure estraneo all’Arco aveva la sua organizzazione, gli iscritti e gli attivisti (anche piuttosto attivi specie se avevano in mano un bastone o un manganello). Ma era tutto una cosa piuttosto seria. Case del popolo, Sedi, sezioni, tesserati, parrocchie ed Oratorii erano la “macchina” ricca o povera, pomposa o semplice che mandava avanti organizzazioni che potevano vantare questo nome che ti potevano raccogliere un milione di persone come niente, che avevano, migliaia o centinaia di migliaia (pensiamo alla FGCI) se non milioni di iscritti. Oggi basta un vecchio marito di una matura ereditiera, magari anche condannata per certi imbroglietti, ed un paio di amici e cosa si fa? Un partito: nella specie i liberaldemocratici che non si sa bene cosa siano eccetto che visceralmente anticomunisti ed una rottura di palle Per Prodi che al senato deve combinare il pranzo con la cena. Uno di costoro si chiama Lamberto Dini e so chi è, almeno credevo di saperlo, gli altri non li ho trovati nemmeno su un informatissimo blog che mi sono peritato di consultare. Hanno una caratteristica: minacciare e avere una paura folle dei comunisti che quasi ti dà l’impressione che da bambini siano stati sodomizzati o da Lenin o dal più cattivo Stalin e perciò nutrano un rancore molto radicato. (altro…)

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Questa volta se la è presa con L’elefantino (gli oltre 130 chili di Giulianone) e la 7 ha sospeso il suo programma Decameron”. Daniele Luttazzi nello spettacolo di sabato scorso ha fatto infuriare la 7 o meglio qualcuno si è infuriato per questa battuta “Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli p… addosso, Previti che gli c… in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”. Che La repubblica riprende in questo video di 50 secondi.

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Mentre Dini (senatore) minaccia la crisi di governo se non si saranno più soldi alle industrie e i nemici del welfare vogliono mandare a casa i lavoratori ad almeno 61 anni (dal 2013) e Giuliano Ferrara guida le truppe del centro destra verso i 67, come in Germania, insomma mentre agli italiani si chiede di lavorare sino allo stremo per il “bene del paese”, i questori del Senato sono al lavoro per alleviare la stanchezza ed elevare le borse dei signori Senatori. Sfiancati dall’usurante lavoro di viaggiare scortati, con auto blu, su aerei e treni gratis i senatori della repubblica hanno avanzato una pretesa: a casa a 53 anni e con il 90% della retribuzione. Egli altri lavoratori dipendenti? A loro basterà il 42% della paga (se i padroni avranno versato i contributi) ed in quanto al lavoro: possono benissimo arrivare ben oltre i 60 anni. Vuoi mettere un metalmeccanico con lo stress del senatore?

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di Michele Fioraso

Le avvisaglie si erano avute nei giorni precedenti il 14 ottobre e nella lunga notte dello spoglio: in troppi erano interessati a una sconfitta di Renato Soru alle primarie. Dai quattro angoli dell’isola giungono segnalazioni di interferenze e incongruenze che gettano una pesante ombra sulla vittoria ancora ufficiosa del senatore Antonello Cabras.

 

Il primo caso documentato è quello di Quartucciu, già noto ieri all’ora di pranzo. Succede infatti che Elena Ledda, candidata e rappresentante di lista per i soriani, oltre a un folto gruppo di militanti socialisti, si ritrova in fila per il voto un’intera sezione di Alleanza nazionale capeggiata dall’ex segretario cittadino. All’uscita dal seggio, dove il presidente – pur perplesso – aveva comunque consentito l’esercizio del voto, nasce una discussione, nella quale i militanti del centrodestra rivendicano il loro diritto «a protestare democraticamente contro Soru». Una chiamata della Ledda al garante delle primarie Francesco Sitzia non porta a nulla: «Potrebbero aver cambiato legittimamente idea», racconta che le avrebbe risposto il garante. {…}

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di Giorgio Melis

Il voto delle beffe, degli inganni: a rischio la vittoria di Antonello Cabras. Da cardinale si credeva già papa ma potrebbe essere declassato a sacrestano di una parrocchia infestata da topi e felloni, bari e prestigiatori fraudolenti. Il suo improbabile trionfo rischia di diventare una disfatta politica e non solo per lui: per il partito democratico, per quel poco che resta della dignità dei partiti dell’uno e dell’altro schieramento. continua

…Perché il voto è stato sicuramente inquinato da una massiccia, sfrontata partecipazione al voto non di ignoti militanti dei parti del centrodestra ma di esponenti anche di primo piano, dirigenti locali e provinciali. Segretari di sezione dirigenti provinciali, sindaci, assessori comunali e provinciali, amministratori di enti soprattutto dell’Udc e Forza Italia, con apporti di An e Udeur, si sono infiltrati spudoratamente nella vita di un altro partito…

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Irregolare la corte: 4 parlamentari contro 1 Magistrato e 1 giornalista.

 

Il ministro con le torte in faccia

Molto veloce il superprocesso a «Porta a Porta». La Torre fa il buonista, ma assolve il ministro e bacchetta il magistrato : «Se quello che abbiamo sentito dalle interviste è vero» (e si salva in corner). La falsa intervista a De Magistris – che non apre bocca – e gli si attribuiscono i “si dice che…” dell’ autore del servizio. Sansonetti, in minoranza fa il pacione con Mastella che non accetta l’invito di abbassare i toni (non lo ha fatto con Napolitano!). Il direttore di Libero spara solo certezze : « se è certo come è certo…»; dà, solamente, una botta al ministro sulle “case” e Mastella diventa subito verde. Il processo finisce con un magistrato alla “colonna ” e Vespa che si sfrega le mani. la difesa della Forleo : < è di parte >.

Contiamo che il vero CSM sia tutt’altra cosa.

 

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