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Archive for the ‘Partito’ Category

 

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PdCI Ufficio Stampa

Roma 25 gennaio 2008

Siamo stati purtroppo buoni profeti. Il governo cade da destra per mano delle defezioni di Mastella e Dini, dietro pressione dei poteri forti. Ma non puo’ sottacersi che una delle cause delle cadute del governo e’ stata la scelta del Pd, che aveva dichiarato conclusa fin d’ora l’esperienza della nostra alleanza. Ringraziamo Romano Prodi e ci dichiariamo indisponibili a qualunque soluzione che snaturi la nostra coalizione nessun governo istituzionale, tecnico, di larghe intese o di altra natura ma elezioni anticipate immediate.

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In concomitanza del tradimento di Mastella che chiede al Governo di consolarlo e coprire le marachelle di famiglia, la CEI , come il soldato sotto la croce, affonda la lancia nel costato di Prodi per accertarne e accelerarne la morte.
La proposta sarebbe di fare punto e a capo. Ritornare alla legge delle Guarantigie e attendere di vedere se, a differenza di Bismark, Bush (che tanto gli piacciono le invasioni) voglia accogliere un eventuale appello di dichiarare guerra allo stato Italiano che tanto, come pontifica Bagnasco è : “sfilacciato, frammentato”, “ridotto a coriandoli”. Altro che 194, legge che funziona alla perfezione, se tagliando s’ha da fare è ai patti Lateransi voluti dal “Duce del fascismo” per rafforzarsi un regime che solo le tonache, anch’esse nere come la camicie dei suoi picchiatori – vedi l’ironia della storia – potevano pubblicizzare dai pulpiti. Se fossimo dei credenti dovremmo osannare Oliviero Diliberto. Le sue profezie si stanno compiendo meglio e più puntuali di quelle di Elia. «Non saranno i Comunisti a fare cadere il governo Prodi» – diceva a Cagliari il 17 novembre – «ma nell’ordine, Mastella, il Vaticano e gli altri poteri forti: Confindustria e la politica estera americana». Una profezia direbbero i laici-fedeli perché, intenti a spartir poltrone, ingraziarsi il Papa e accontentare banche e finanza, di analisi politiche non solo non ne fanno, ma non ne sanno fare. Torniamo al punto. Papa, Vaticano e CEI hanno rotto, con la scusa del primato etico, quei patti che il solo Benedetto Croce contrastò perche: «gli ripugnava quella particolare conciliazione, effettuata non con un’Italia libera, ma con un’Italia serva, e per mezzo dell’uomo che l’aveva asservita il quale compiva quell’atto fuori da ogni spirito di religione e di pace, ma solo per trarne nuovo prestigio e rafforzare la sua tirannia». Questo è il vichiano ripetersi dei cicli della storia.
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Da ormai molto tempo arrivano al sito, con “cortese richiesta di pubblicazione”, testi di vario genere. C’è un autore, per esempio, che scrive al nostro indirizzo e, per conoscenza al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e all’ “URP” della Polizia di Stato, si riveste di un altro grado militare (può darsi che lo abbia) e mi sottopone progetti e statistiche su apparecchiature termodinamiche per abbattere l’inquinamento. Altri, con cadenza periodica, inviano progetti per un “buon governo” e non capisco perché non li indirizzino a Palazzo Chigi. C’è chi invia poesie o lunghe cronache di fatti della propria zona. Per norma, pubblichiamo solamente editoriali o elzeviri di nostri invitati. Ma accade talvolta, e questa è una di quelle, che l’idea, l’argomento, la stravaganza del contenuto siano talmente allettanti od originali, che ti dici: «Ma si, per questo vale la pena». Da qualche giorno inizio a leggere, interrompo, ma poi ricomincio, un pezzo gustoso, o almeno strambo che mi diverte e contemporaneamente mi inibisce. Mi tenta e allo stesso tempo mi dissuade. Alla fine lo ho battezzato (era senza titolo) in questa maniera:

«È possibile che in politica qualcuno si comporti come Cartier e pretenda l’esclusiva del marchio?»

Vi invio questo mio intervento con la certezza che lo cestinerete, ma chi se ne frega (anche se spero me lo pubblicherete). Non che io parli dei fatti vostri perché essendo anche io un comunista penso di parlare dei fatti miei anche se di una appartenenza diversa dalla vostra. Ma accade dappertutto che vi sia – dopo il grande pianto di Occhetto col naso infilato in quel mazzo di rose – la diaspora comunista dopo quella del popolo ebreo. E io a questa mi riferisco per causa dei fatti che ormai sono diventati noti alla pubblica opinione da quando due circoli comunisti si contendono il piatto di lenticchie che li farebbe figli di Isacco con tutti i diritti annessi e connessi. Voi la storia la sapete, Giacobbe era una specie di tontorollone che se ne stava sempre sotto le gonne della mamma Rebecca e lavorava a casa senza chiedere niente. Esaù era invece un cacciatore spavaldo che, sicuro dell’eredità che gli spettava per diritto di nascita, se ne girava per monti e per valli divertendosi e trattando Giacobbe come un fratello scemo. Il pezzo più importante dell’eredità, quello che ti dava il potere su tutto era un sigillo a forma tonda che costituiva una specie di impronta di famiglia. Oggi lo chiamerebbero “Logo” oppure, i più raffinati, «la griffe». Metti conto quella specie di marchio che ti dà “l’esclusiva” su un prodotto. E siccome nell’economia moderna e nella moda conta la “griffe” e chi la possiede, Esaù se ne andava sicuro perché lui ci aveva l’esclusiva di famiglia. Come accade in tutte le famiglie dove uno lavora ed un altro se la spassa anche in quella casa non accadde diversamente e spendi e spandi senza mettere niente da parte successe che Esaù si trovo affamato e vedendo che Giacobbe si era fatto un grande piatto di lenticchie, sicuro di prenderlo per il sedere gli disse: «Se mi dai quel piatto di lenticchie, io ti do il logo (che poi era la famosa esclusiva del marchio)». Giacobbe, che in tutti quegli anni di duro lavoro si era fatto furbo gli rispose: «Prenditi le lenticchie che io mi uso la griffe». Raccontano anche che Esaù fece un casino da pazzi per riprendersi la griffe dopo essersi mangiato i fagioli, ma Giacobbe – nel frattempo – si era sposato con Rachele e da lei e dalle schiave aveva avuto dodici figli dai quali erano nate dodici tribù. Un casino di gente insomma che tutti dicevano :« Stai attento a non metterti contro le dodici tribù di Israel (che era il nuovo nome di Gacobbe) che ci puoi anche rimettere le corna». La storia dura ancora e pare che Esaù abbia richiesto “il giudizio di Dio” roba che si fa da quelle parti, ma siccome è uno sventato che pensa poco si è dimenticato di una cosa : «Israel significa proprio: uomo che lotta insieme con Dio»

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Vincenzo A. Romano

In ogni momento del mondo e del tempo una figura di donna compie la sua veglia funebre. La faceva Giuseppina Marcias quando Antonio, condannato al confino da un regime assassino e liberticida, le scriveva parole di fuoco per avere richiesto la grazia a Benito Mussolini. C’è sempre una mamma in Biafra o Darfour che tiene fra braccia scheletrite un corpicino spento dall’inedia causata da un uomo che ingrassa lontano migliaia di miglia succhiando la vita del bimbo con una pipeline fatta di tanti piccoli corpicini accumulati nei secoli dello sfruttamento assassino. Era conseguenza logica di una visione del mondo diviso in classi quella che faceva vedere – già nel 1848 – a Marx ed Engels, intenti a scrivere il loro Manifesto, la mondializzazione del lavoro e del commercio, l’eterno irrisolto conflitto della lotta di classe fra coloro che erano padroni e chi ne veniva sfruttato. Tutto si è consumato nell’arco del «Secolo Breve» dalla Catastrofe , all’Età dell’oro, sino alla Frana. Settantasette anni in cui tutto è accaduto. (altro…)

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Con il nuovo anno occorre fare subito delle riflessioni oggi che la Federazione è forte avendo conservato, in buona sostanza, il tesseramento di quello trascorso (era un congressuale) perché gravi e duri si presentano questi prossimi tempi a venire. La realizzazione della Confederazione della Sinistra a livelli di sezione e federazione, le prossime elezioni amministrative in almeno quattro o cinque comuni, la gestione di un numero di sezioni che nello scorso anno abbiamo praticamente raddoppiato. Non meno importante è la funzione che dovrà svolgere la FGCI riorganizzata secondo il nuovo Statuto e prossime sono anche le elezioni regionali che saranno combattute allo stremo perché dopo l’annuncio della ricandidatura del presidente Soru (la decisione è stata esplicitata lo scorso 28 dicembre) le forze di centro destra daranno una battaglia asperrima mentre non sarà tutto indolore quanto avverrà all’interno di quella vecchia Unione sardista e autonomista che ci portò alla vittoria quattro anni or sono. Il compito delle federazioni sarà quello di raccogliere voti e proseliti, ma anche di mettere in campo le politiche che filtreranno dal nazionale e attraverso l’organizzazione regionale. Federazioni che quindi devono essere unite, radicate nel territorio forti e realisticamente attive. Federazioni organiche, eterodirette, con precipue caratteristiche, una certa dose di autonomia e guidate da una segreteria regionale che produrrà uno sforzo immane che certo non stiamo ad invidiare considerati i pochi margini ed i molti ed impegnativi passaggi. Raccogliere le fila generali per gestire un così immane lavoro non è nostro compito, ma ce ne preoccupiamo e rimaniamo fiduciosi in attesa. Nel frattempo stringiamoci attorno ad alcuni punti che già prendemmo in esame e che ora è tempo di ristudiare e rimeditare.

Vincenzo A. Romano

Ma il partito non verrà meno a questi suoi compiti soltanto se sarà esso stesso la personificazione della disciplina e dell’organizzazione, se sarà il distaccamento organizzato del proletariato. Altrimenti esso non potrà pretendere di conquistare la direzione delle masse proletarie.
(A.Gramsci, Ordine Nuovo, 1° novembre 1924)

Mutatis mutandis l’intuizione (e dottrina) di Gramsci si impone ancora con la forza che prorompeva dalle idee di quel minuscolo sardo dalla testa immensamente grande rispetto al mortificato se pur forte ed allenato corpo. Il fatto è che i molti che lo studiarono hanno dimenticato, gli altri non lo conoscono se non per un sentito dire, nell’iconografia delle sedi del PdCI accanto a Togliatti e, soprattutto Enrico Berlinguer. Di tutti e di moltissimi che li seguirono di volta in volta abbiamo un ritratto sbiadito dalla poca conoscenza e soprattutto dall’ignoranza del loro pensiero che viene citato per formulette e mai abbracciato come stile di vita. Il problema non è nuovo se appena dopo venticinque anni Mao Dse Dong faceva aspri richiami sulla gestione collegiale del partito.(1) (altro…)

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Compagni e compagne voglio porgere a tutti voi i miei migliori auguri per un 2008 pieno di soddisfazioni personali e, poiché scrivo nel sito del partito anche di soddisfazioni politiche. Il 2008 sarà sicuramente un anno molto importante per il nostro partito e per tutta la Sinistra arcobaleno. Sarà un anno che non potrà vederci nel guado, ma che richiederà da parte di tutti delle decisioni su cosa fare, come fare, per chi fare e con chi fare. Certamente dovremo uscire dal cerchio infernale degli ignavi e smetterla di vivere senza infamia e senza lode. I tempi non ce lo permetteranno e gli impegni ci sproneranno a correre. Compagni, sono certo che durante queste vacanze ciascuno di noi ha speso un poco del suo tempo a pensare al partito in cui milita. Certamente avrà pensato a come affrontare il futuro e a come migliorarlo, certamente avrà pensato che una buona organizzazione è stata alla base di tutto il lavoro passato e una migliore organizzazione ci permetterà un futuro migliore e questo a tutti i livelli, dalle cellule alle sezioni, dagli organismi federali a quello regionale ed alle istituzioni dove siamo presenti. Se l’organizzazione è il primo punto che dobbiamo affrontare ritengo di non sbagliare dicendo che dobbiamo scegliere tra due immagini che molti vogliono dare al partito. Molti lo vorrebbero come un libro che ogni compagno può consultare, può leggere e condividere in tutto o in parte. Molti compagni vorrebbero partecipare ed aggiungere pagine a questo libro attraverso un dialogo aperto, corretto, costruttivo e da tradurre in atti concreti e in modi di vivere consoni a quanto scritto. Altri vorrebbero che i Partito fosse come una moneta con due facce, entrambe belle, ma che tra loro non comunicano, non si vedono eppure, per avere un valore, sono costrette a stare insieme. Ma, una moneta che brillasse su entrambe le facce avrebbe più valore sui tavoli della politica o comunque dove essa si può spendere da tutto il partito e non solo da alcuni . Si, compagni, prima di affrontare i temi che ci vedranno impegnati nelle prossime iniziative e nelle prossime competizioni elettorali dobbiamo uscire dal limbo, dobbiamo uscire dal guado dobbiamo scegliere. Dobbbiamo pronunciarci: vogliamo il libro o preferiamo l’ arida moneta ?

Antonio Littarru

 

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cagliari_provincia.jpgE’ sulla cassa integrazione per chiusura che andrà avanti la trattativa tra Provincia, Regione, Unilever, Confindustria e sindacati per scongiurare la mobilità dei 200 lavoratori dell’azienda di viale Marconi.
Nell’incontro che si è svolto ieri sera, convocato dall’assessore provinciale al Lavoro Carla Floris, dopo 2 ore di impasse per le posizioni troppo distanti di istituzioni e sindacati da una parte, che chiedevano il ritiro delle procedure di mobilità e la cassa integrazione di un anno per cercare nel frattempo una soluzione e Unilever e Confindustria dall’altra, assolutamente contrari all’ipotesi di sospensione della mobilità, si è aperto uno spiraglio sull’ipotesi di cassa integrazione per chiusura che permette di chiudere le procedure di mobilità e ridefinirne i termini per un altro anno, alla fine del quale, se non emergeranno novità, i lavoratori saranno licenziati.
Un anno, che servirà, come hanno spiegato sindacati, Provincia e Regione a individuare un acquirente per l’Unilever. «Se riusciremo a trovare l’accordo su un’ipotesi che preveda la sola cassa integrazione e blocchi la procedura di mobilità – ha detto la Congera – anche la Regione si impegnerà nella ricerca di un’acquirente che dia garanzie ai lavoratori».
All’incontro ha preso parte anche Sergio Retini, segretario nazionale della FAI CISL, a testimonianza della valenza nazionale della vertenza. «L’Unilever per Cagliari – ha detto – è come la Fiat per Torino».
Regione, Provincia, Unilever, Confindustria e sindacati si ritroveranno martedì prossimo, nell’incontro convocato dalla Regione.

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