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Archive for the ‘Pdci’ Category

 

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PdCI Ufficio Stampa

Roma 25 gennaio 2008

Siamo stati purtroppo buoni profeti. Il governo cade da destra per mano delle defezioni di Mastella e Dini, dietro pressione dei poteri forti. Ma non puo’ sottacersi che una delle cause delle cadute del governo e’ stata la scelta del Pd, che aveva dichiarato conclusa fin d’ora l’esperienza della nostra alleanza. Ringraziamo Romano Prodi e ci dichiariamo indisponibili a qualunque soluzione che snaturi la nostra coalizione nessun governo istituzionale, tecnico, di larghe intese o di altra natura ma elezioni anticipate immediate.

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APPELLO DI SOLIDARIETÀ CON I COLLEGHI (E GLI STUDENTI) DELLA “SAPIENZA” DI ROMA

A proposito dei fatti relativi alla rinuncia di papa Benedetto XVI alla visita e al discorso all’Università Sapienza di Roma, in occasione della solenne inaugurazione dell’anno accademico, i sottoscritti, docenti, ricercatori e studiosi in formazione negli atenei italiani e nelle altre istituzioni scientifiche, esprimono la più ferma e convinta solidarietà ai colleghi sottoposti nelle ultime giornate a un linciaggio morale, intellettuale e persino politico, senza precedenti. Noi firmatari di questo Appello di solidarietà affermiamo che ci saremmo comportati come i 67 docenti della Sapienza, in nome della libertà della ricerca e della scienza. Se essi sono “cattivi maestri”, come più d’uno li ha bollati, ebbene, lo siamo anche noi. L’invito al papa in occasione dell’apertura dell’anno accademico costituisce offesa al sapere scientifico, ovvero un esecrabile cedimento nei confronti di un preteso principio d’autorità. I colleghi della Sapienza, lungi dall’“impedire al papa di parlare” hanno semplicemente contestato l’opportunità di far inaugurare l’anno accademico – ossia il momento più solenne nella vita di un ateneo – da un capo religioso, e nel contempo capo di Stato straniero, confessionale. Tanto più che trattasi di un papa che ha espresso in reiterate occasioni l’idea che la ragione non possa che essere subordinata alla fede, la scienza alla religione, e ha assunto gravi prese di posizione che, mentre smantellano la Chiesa del Concilio Vaticano II, costituiscono continue, pesanti ingerenze nella sfera delle istituzioni politiche nazionali, dalle quali non sono giunte, generalmente, le opportune risposte. In ogni caso, la protesta dei colleghi non contro Benedetto XVI era diretta, ma innanzi tutto contro l’autorità accademica che ha commesso la leggerezza di invitare un’autorità religiosa a una cerimonia che deve essere rigorosamente laica; tanto più sbagliato, il gesto del rettore della Sapienza, in quanto ormai l’Italia è un Paese multietnico e multireligioso e ciò nonostante un regime concordatario, obsoleto anche nelle sue revisioni, che continua a privare le scuole pubbliche non universitarie della possibilità di un approccio comparativo al mondo delle religioni assegnando invece la priorità esclusiva all’insegnamento della religione cattolica. E il papa di Roma rappresenta soltanto una parte dell’opinione pubblica, anche di quella aderente a una fede religiosa. Si aggiunga l’atteggiamento di vera e propria subalternità mostrata dalle autorità accademiche, di concerto con quelle ecclesiastiche, e dal coro mediatico che ne ha accompagnato le scelte: inaccettabile, ovviamente, era la pretesa che a Ratzinger fosse riservata una zona franca, in cui le espressioni di dissenso dovessero essere impedite, quasi forme di delitto di lesa maestà. Noi sottoscritti, davanti alla campagna mediatica in atto, esprimiamo la più vibrata protesta e la più ferma preoccupazione per le parole che abbiamo letto e ascoltato in questi giorni, in un penoso unanimismo di testate giornalistiche e di forze politiche. Ci impegniamo, accanto ai colleghi della Sapienza e di tutti gli studiosi e gli studenti che con rigore e passione lavorano, e studiano, nelle istituzioni universitarie e scientifiche italiane, a lottare, con la fermezza e la costanza necessaria – ben oltre questo episodio – perché venga salvaguardato, in un Paese che sembra voler pericolosamente regredire all’epoca del “papa re”, la libertà della ricerca scientifica, in ogni ambito, da ipoteche fideistiche e da nuovi e vecchi princìpi d’autorità.

Torino, 16 gennaio 2008 Angelo d’Orsi (prof. Storia del pensiero politico, Università di Torino)

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Da ormai molto tempo arrivano al sito, con “cortese richiesta di pubblicazione”, testi di vario genere. C’è un autore, per esempio, che scrive al nostro indirizzo e, per conoscenza al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e all’ “URP” della Polizia di Stato, si riveste di un altro grado militare (può darsi che lo abbia) e mi sottopone progetti e statistiche su apparecchiature termodinamiche per abbattere l’inquinamento. Altri, con cadenza periodica, inviano progetti per un “buon governo” e non capisco perché non li indirizzino a Palazzo Chigi. C’è chi invia poesie o lunghe cronache di fatti della propria zona. Per norma, pubblichiamo solamente editoriali o elzeviri di nostri invitati. Ma accade talvolta, e questa è una di quelle, che l’idea, l’argomento, la stravaganza del contenuto siano talmente allettanti od originali, che ti dici: «Ma si, per questo vale la pena». Da qualche giorno inizio a leggere, interrompo, ma poi ricomincio, un pezzo gustoso, o almeno strambo che mi diverte e contemporaneamente mi inibisce. Mi tenta e allo stesso tempo mi dissuade. Alla fine lo ho battezzato (era senza titolo) in questa maniera:

«È possibile che in politica qualcuno si comporti come Cartier e pretenda l’esclusiva del marchio?»

Vi invio questo mio intervento con la certezza che lo cestinerete, ma chi se ne frega (anche se spero me lo pubblicherete). Non che io parli dei fatti vostri perché essendo anche io un comunista penso di parlare dei fatti miei anche se di una appartenenza diversa dalla vostra. Ma accade dappertutto che vi sia – dopo il grande pianto di Occhetto col naso infilato in quel mazzo di rose – la diaspora comunista dopo quella del popolo ebreo. E io a questa mi riferisco per causa dei fatti che ormai sono diventati noti alla pubblica opinione da quando due circoli comunisti si contendono il piatto di lenticchie che li farebbe figli di Isacco con tutti i diritti annessi e connessi. Voi la storia la sapete, Giacobbe era una specie di tontorollone che se ne stava sempre sotto le gonne della mamma Rebecca e lavorava a casa senza chiedere niente. Esaù era invece un cacciatore spavaldo che, sicuro dell’eredità che gli spettava per diritto di nascita, se ne girava per monti e per valli divertendosi e trattando Giacobbe come un fratello scemo. Il pezzo più importante dell’eredità, quello che ti dava il potere su tutto era un sigillo a forma tonda che costituiva una specie di impronta di famiglia. Oggi lo chiamerebbero “Logo” oppure, i più raffinati, «la griffe». Metti conto quella specie di marchio che ti dà “l’esclusiva” su un prodotto. E siccome nell’economia moderna e nella moda conta la “griffe” e chi la possiede, Esaù se ne andava sicuro perché lui ci aveva l’esclusiva di famiglia. Come accade in tutte le famiglie dove uno lavora ed un altro se la spassa anche in quella casa non accadde diversamente e spendi e spandi senza mettere niente da parte successe che Esaù si trovo affamato e vedendo che Giacobbe si era fatto un grande piatto di lenticchie, sicuro di prenderlo per il sedere gli disse: «Se mi dai quel piatto di lenticchie, io ti do il logo (che poi era la famosa esclusiva del marchio)». Giacobbe, che in tutti quegli anni di duro lavoro si era fatto furbo gli rispose: «Prenditi le lenticchie che io mi uso la griffe». Raccontano anche che Esaù fece un casino da pazzi per riprendersi la griffe dopo essersi mangiato i fagioli, ma Giacobbe – nel frattempo – si era sposato con Rachele e da lei e dalle schiave aveva avuto dodici figli dai quali erano nate dodici tribù. Un casino di gente insomma che tutti dicevano :« Stai attento a non metterti contro le dodici tribù di Israel (che era il nuovo nome di Gacobbe) che ci puoi anche rimettere le corna». La storia dura ancora e pare che Esaù abbia richiesto “il giudizio di Dio” roba che si fa da quelle parti, ma siccome è uno sventato che pensa poco si è dimenticato di una cosa : «Israel significa proprio: uomo che lotta insieme con Dio»

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Vincenzo A. Romano

In ogni momento del mondo e del tempo una figura di donna compie la sua veglia funebre. La faceva Giuseppina Marcias quando Antonio, condannato al confino da un regime assassino e liberticida, le scriveva parole di fuoco per avere richiesto la grazia a Benito Mussolini. C’è sempre una mamma in Biafra o Darfour che tiene fra braccia scheletrite un corpicino spento dall’inedia causata da un uomo che ingrassa lontano migliaia di miglia succhiando la vita del bimbo con una pipeline fatta di tanti piccoli corpicini accumulati nei secoli dello sfruttamento assassino. Era conseguenza logica di una visione del mondo diviso in classi quella che faceva vedere – già nel 1848 – a Marx ed Engels, intenti a scrivere il loro Manifesto, la mondializzazione del lavoro e del commercio, l’eterno irrisolto conflitto della lotta di classe fra coloro che erano padroni e chi ne veniva sfruttato. Tutto si è consumato nell’arco del «Secolo Breve» dalla Catastrofe , all’Età dell’oro, sino alla Frana. Settantasette anni in cui tutto è accaduto. (altro…)

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“Bisogna accogliere la richiesta del governo Prodi per quanto riguarda l’emergenza rifiuti. Perchè ritengo che detto prevedimento sia legittimo e necessario quando una situazione diviene per la popolazione sempre più intollerabile, sotto tutti i punti di vista , compresi quelli che riguardano non solo la sanità, ma anche la sicurezza e l’ordine pubblico. I problemi del settore rifiuti e le periodiche richieste per l’ applicazione di misure straordinarie, oggi per la Regione Campania in un prossimo futuro potrebbe essere richiesta per la Regione Sardegna deve essere discusso e oggetto di un attento esame in Consiglio regionale”. Lo ha detto il Consigliere regionale Tore Serra (PDCI- COMUNISTI ITALIANI), che condivide la decisione del Presidente Soru affinché la Sardegna insieme ad altre regioni e nazioni, nei limiti e condizioni possibili per un razionale smaltimento e riciclo, partecipi al fine di ripristinare subito la normalità ciò non toglie che i responsabili siano chiamati a pagare:Bassolino e Iervolino sono tra i principali responsabili.

“Gli impegni a salvaguardia dell’ambiente devono essere fatti attraverso scelte chiare e condivise, costruendo il consenso nei territori attraverso un’informazione corretta e puntuale nei confronti delle popolazioni interessate e questi devono essere – ha sottolineato Tore Serra – rispettati. Bisogna trovare il coraggio di trovare soluzioni e alternative. La proposta di utilizzare per lo smaltimento dei rifiuti la tecnologia della termovalorizzazione potrebbe essere una soluzione ma perché non verificare nuovi sistemi già sperimentati che permettono di risolvere il problema con un impatto ambientale decisamente minore e che costano molto meno rispetto ai termovalorizzatori. A tal proposito, conclude l’on. Serra non bisogna confondere le emergenze con le soluzioni da adottare che non hanno colpe per i disservizi e non possono essere accolte con soluzioni affrettate e frettolose . Si rischia, che ricorrendo gli allarmismi non si tengano conto dei costi sociali e non vengono rispettando gli impegni con le popolazioni e di far perdere credibilità alle Istituzioni”.

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Con il nuovo anno occorre fare subito delle riflessioni oggi che la Federazione è forte avendo conservato, in buona sostanza, il tesseramento di quello trascorso (era un congressuale) perché gravi e duri si presentano questi prossimi tempi a venire. La realizzazione della Confederazione della Sinistra a livelli di sezione e federazione, le prossime elezioni amministrative in almeno quattro o cinque comuni, la gestione di un numero di sezioni che nello scorso anno abbiamo praticamente raddoppiato. Non meno importante è la funzione che dovrà svolgere la FGCI riorganizzata secondo il nuovo Statuto e prossime sono anche le elezioni regionali che saranno combattute allo stremo perché dopo l’annuncio della ricandidatura del presidente Soru (la decisione è stata esplicitata lo scorso 28 dicembre) le forze di centro destra daranno una battaglia asperrima mentre non sarà tutto indolore quanto avverrà all’interno di quella vecchia Unione sardista e autonomista che ci portò alla vittoria quattro anni or sono. Il compito delle federazioni sarà quello di raccogliere voti e proseliti, ma anche di mettere in campo le politiche che filtreranno dal nazionale e attraverso l’organizzazione regionale. Federazioni che quindi devono essere unite, radicate nel territorio forti e realisticamente attive. Federazioni organiche, eterodirette, con precipue caratteristiche, una certa dose di autonomia e guidate da una segreteria regionale che produrrà uno sforzo immane che certo non stiamo ad invidiare considerati i pochi margini ed i molti ed impegnativi passaggi. Raccogliere le fila generali per gestire un così immane lavoro non è nostro compito, ma ce ne preoccupiamo e rimaniamo fiduciosi in attesa. Nel frattempo stringiamoci attorno ad alcuni punti che già prendemmo in esame e che ora è tempo di ristudiare e rimeditare.

Vincenzo A. Romano

Ma il partito non verrà meno a questi suoi compiti soltanto se sarà esso stesso la personificazione della disciplina e dell’organizzazione, se sarà il distaccamento organizzato del proletariato. Altrimenti esso non potrà pretendere di conquistare la direzione delle masse proletarie.
(A.Gramsci, Ordine Nuovo, 1° novembre 1924)

Mutatis mutandis l’intuizione (e dottrina) di Gramsci si impone ancora con la forza che prorompeva dalle idee di quel minuscolo sardo dalla testa immensamente grande rispetto al mortificato se pur forte ed allenato corpo. Il fatto è che i molti che lo studiarono hanno dimenticato, gli altri non lo conoscono se non per un sentito dire, nell’iconografia delle sedi del PdCI accanto a Togliatti e, soprattutto Enrico Berlinguer. Di tutti e di moltissimi che li seguirono di volta in volta abbiamo un ritratto sbiadito dalla poca conoscenza e soprattutto dall’ignoranza del loro pensiero che viene citato per formulette e mai abbracciato come stile di vita. Il problema non è nuovo se appena dopo venticinque anni Mao Dse Dong faceva aspri richiami sulla gestione collegiale del partito.(1) (altro…)

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Vincenzo A. Romano * (con le foto della serata)

«Sono impressionato. Pensavo che questi giochi economici, come il Dumping Predatorio, fossero destinati solo alle grandi aziende. Mai avrei creduto che investitori, anche poco seri potessero essere, così feroci verso la gente. Perché questo vuol dire l’abdicazione del potere politico di fronte al potere economico…». Questo era uno dei commenti ad un articolo pubblicato su questo sito in occasione della disperata protesta “lo sciopero della fame” dei contadini di Decimoputzu oppressi da esosi debiti contratti, in buona fede, in base ad una legge (n°44 del 1988) che amministratori disattenti ed ignoranti avevamo emanato senza tenere conto del fatto che anche questa tartassata Isola sta nel novero delle grandi nazioni (e delle loro regole) della Unione europea. Mena Aloia riassumeva in quei giorni, erano i primi giorni di ottobre, la vicenda dell’accavallarsi di errori e debiti con banche rapaci e politici insensibili. Il 6 novembre, dopo un periodo di febbrile attività a studio della tragica situazione la questione veniva portata in Parlamento dal Deputato Algherese Elias Vacca che presentava al ministro una interrogazione a risposta immediata sul dramma che continuava a consumarsi nel Municipio di Decimoputzu dove continuava lo sciopero della fame degli agricoltori cui le banche creditrici continuavano a metter all’asta i beni. L’intervento del deputato del Pdci cominciava con la constatazione : «quello che sta accadendo in Sardegna è paragonabile ad una seconda emergenza economica dopo il caso Parmalat. Sono, infatti, circa 7.000 le aziende agricole sarde, dal singolo pastore al coltivatore di fiori, e quasi 30.000 le persone direttamente impegnate nell’azienda familiare, uniti ad altrettanti braccianti, che hanno perso tutto, travolti da un mix di truffa, bluff ed incompetenza, e strozzati da debiti da capogiro con le banche…». La risposta del Ministro fu, come ebbimo a scrivere in un secondo momento, quasi una beffa. Perché –sostanzialmente aveva ingannato il deputato, o meglio aveva mentito al parlamento- perché mentre rispondeva di provvedimenti sospensivi già assunti le aste continuavano impunemente. Occorre rammentare che non era la prima volta che il nostro partito si occupava della questione, perché venti giorni prima sempre l’on. Vacca denunciava assieme all’ Altro sardo Oliviero Diliberto la situazione economica in cui versava il sistema economico in Sardegna con riferimento proprio a Decimoputzu : «In provincia di Cagliari, a Decimoputzu, i coltivatori si sono attivati in una protesta organizzata, occupando la Sala Consiliare del paese e avviando lo sciopero della fame nella speranza di ottenere un intervento concreto da parte delle istituzioni; tale pacifica battaglia è stata però ostacolata da atti di violenza e minacce al leader di Altragricoltura, nonché portavoce del Comitato di lotta dei pastori ed agricoltori». Sabato pomeriggio, in un’affollatissima aula consiliare – brillavano per l’assenza: Presidente, Giunta e Consiglio regionale – Elias Vacca era ancora in quella Aula (insieme con i compagni Maria Demurtas della Direzione Nazionale del Pdci, l’Assessore al lavoro della Provincia di Cagliari Maria Carla Floris , il Segretario della federazione di Cagliari Antonio Littarru e chi vi riferisce con queste note). (altro…)

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